Sabato della II settimana del Tempo di Avvento




αποφθεγμα Apoftegma


È scoprendo la grandezza dell’amore di Dio 
che il nostro cuore viene scosso dall’orrore e dal peso del peccato 
e comincia a temere di offendere Dio con il peccato 
e di essere separato da lui.


Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1432








L'ANNUNCIO
Dal Vangelo secondo Matteo 17,10-13

Nel discendere dal monte, i discepoli domandarono a Gesù: “Perché gli scribi dicono che prima deve venire Elia?”
Ed egli rispose: “Sì, verrà Elia e ristabilirà ogni cosa.
Ma io vi dico: Elia è già venuto e non l’hanno riconosciuto; anzi, l’hanno trattato come hanno voluto. Così anche il Figlio dell’uomo dovrà soffrire per opera loro”.
Allora i discepoli compresero che egli parlava di Giovanni il Battista.



LA VOCE DELLA PREDICAZIONE COLMA IL SILENZIO DEL PECCATO CON L'AMORE CHE SI FA CARNE PER RICONCILIARE OGNI CARNE CON IL PADRE E CON I FRATELLI 


"Perché prima" dell'avvento del Signore "deve venire Elia?". Perché, oggi, abbiamo di nuovo bisogno di Elia? Non "è venuto già" tante volte nella nostra vita? Anche domenica scorsa, forse anche ieri, e "non lo abbiamo riconosciuto; anzi, l’abbiamo trattato come abbiamo voluto". Abbiamo preferito tagliare la testa ai pastori, catechisti, educatori, genitori, fratelli, che, come fece Giovanni con Erode, ci annunciavano la verità; che cioè non era lecito l'adulterio che stavamo consumando, perché ogni peccato in fondo è un tradimento della nostra primogenitura, del rapporto sponsale con Cristo per il quale siamo rinati nel battesimo. Nei tanti nostri rifiuti però era Cristo che si offriva, ancora, per salvarci. In chi abbiamo rifiutato era Cristo che "soffriva per opera nostra". E soffriva per amore. Proprio per questo abbiamo di nuovo bisogno di Elia, oggi.
Egli, infatti, bussa ogni giorno alla nostra vita recando il volto delle persone che incontriamo e che preparano per noi l'avvento del Messia. Anche se può sembrare impossibile, eppure proprio le parole taglienti di chi ci è accanto, colpiscono il nostro cuore per ammorbidirlo e così prepararlo ad accogliere il Signore. Senza questa moglie, senza questo marito, senza questa famiglia, questo lavoro, questa malattia, senza la storia concreta che siamo chiamati a vivere non potremmo incontrare il Signore. Pensiamoci bene, perché tutto quello che ci accade incarna ogni giorno per noi le parole del Battista. Come anche Pilato che, pur non essendo profeta, invitava la folla a scegliere tra Gesù e Barabba. E scelsero Barabba, la giustizia umana, la rivendicazione dei diritti, le proprie ragioni. E "il Figlio dell'uomo ha dovuto soffrire", come coloro che non possiamo accogliere e perdonare. Così, ogni giorno, il Signore ci interpella e una voce si alza tra le pieghe dei fatti e ci scuote come una lama che penetra sin nelle giunture più profonde. "Da che parte stai? A chi appartieni?". Per questo Elia verrà e ristabilirà ogni cosa: "Ecco, io invierò il profeta Elia prima che giunga il giorno grande e terribile del Signore, perché converta il cuore dei padri verso i figli e il cuore dei figli verso i padri; così che io venendo non colpisca il paese con lo sterminio" (Ml. 3,23-24). Ristabilire ogni cosa significa dunque convertire il cuore dei padri verso i figli e quello dei figli verso i padri. Ogni rinascita sorge da questa conversione-riconciliazione, perché ogni disordine è frutto del peccato consumato nell'Eden, la ribellione dei figli al Padre... La missione di Elia compiuta da Giovanni consiste in un'educazione che converta il cuore dei padri e dei figli gli uni verso gli altri, affinchè i figli apprendano ad essere uomini e i padri si fortifichino nella loro umanità. 

Per accogliere il Messia è necessario che i figli siano uomini, e che lo siano pienamente! Giovanni è il pedagogo, la Legge annunciata perché formi e illumini, innanzi tutto la divisione tra padri e figli, il peccato originale, origine di tutti gli altri. Il peccato di Adamo, il peccato di Satana. Se il cuore del figlio è avverso a quello del padre non lascia spazio alla sua parola perché non può non ammette che egli abbia qualcosa da insegnargli. E' chiuso nella sua pretesa autosufficienza, nell'illusione di poter fare tutto da sé; è un cuore infantile e capriccioso. Allo stesso modo il cuore di un padre schiavo dei propri schemi, incapace di accettare e amare davvero il figlio nelle sue debolezze, stretto nella pretesa di vedere realizzati in lui i propri sogni infranti, è un cuore malato, tutto carne e niente Spirito. La missione del Precursore è quello di una voce che, nel deserto immagine dell'esistenza lontana dal paradiso e schiava del peccato, parli al cuore dei figli per convertirli a quelli dei padri e al cuore dei padri per convertirli a quello dei figli. Un rinnovato cuore a cuore nel cuore di Cristo figlio del Padre e in quello del Padre genitore del Figlio. Così entrambi, nello Spirito Santo, impareranno l'obbedienza dell'amore. Perché i cuori non si stanchino in sterili discussioni, in antagonismi e divisioni laceranti. Ogni uomo è figlio di un padre! Ogni figlio è generato nel peccato, ha bisogno di rinascere! Convertire il cuore del padre verso il figlio significa renderlo consapevole della ferita che gli ha trasmesso, perché è portatore dello stesso virus; significa schiudere gli occhi del padre sull'indigenza originale di suo figlio. Mentre convertire il cuore del figlio verso il padre significa illuminarlo sul mistero della propria libertà ferita; significa, per così dire, "scagionare" il padre dalle responsabilità circa la sua coscienza, così spesso e frettolosamente addossate al genitore. Convertire i loro cuori significa correggerne il cammino, illuminarne la fragilità, perché si pongano, non già l'uno contro l'altro in una lotta per affermarsi, bensì come mendicanti in attesa della salvezza. Elia-Giovanni viene a ristabilire ogni cosa, a fare verità sul cuore dell'uomo. Egli battezza con acqua, lava via le menzogne che rendono il cuore pesante e indurito. Prepara un Popolo ben disposto, abbassa i colli e colma le pianure, per mostrare da dove viene la salvezza, per indicare Chi è il Salvatore. Il Precursore, e con Lui ogni padre e madre, ogni insegnante, ogni apostolo, catechista, sposo e sposa, fratello, che abbia davvero a cuore le sorti dell'altro, è come un buon medico che, con lastre e analisi, fa la diagnosi esatta della malattia insinuata nel cuore. E così può indicare, prove alla mano, lo "Specialista" capace di intervenire e curare. L'Avvento è anche questa discesa al fondo della nostra storia, dove siamo stati e siamo figli, e dove siamo padri, per convertirci seriamente all'amore di Dio.


Venerdì della II settimana del Tempo di Avvento



αποφθεγμα Apoftegma

Quanto torto viene fatto a Dio e alla sua grazia 
quando si afferma anzitutto che i peccati sono puniti dal suo giudizio, 
senza anteporre invece che sono perdonati dalla sua misericordia
Sì, è proprio così. Dobbiamo anteporre la misericordia al giudizio, 
e in ogni caso il giudizio di Dio sarà sempre nella luce della sua misericordia.

Papa Francesco







UN ALTRO COMMENTO






L'ANNUNCIO
Dal Vangelo secondo Matteo 11,16-19.

Ma a chi paragonerò io questa generazione? Essa è simile a quei fanciulli seduti sulle piazze che si rivolgono agli altri compagni e dicono:
Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non avete pianto.
E' venuto Giovanni, che non mangia e non beve, e hanno detto: Ha un demonio.
E' venuto il Figlio dell'uomo, che mangia e beve, e dicono: Ecco un mangione e un beone, amico dei pubblicani e dei peccatori. Ma alla sapienza è stata resa giustizia dalle sue opere».


LA GIUSTIZIA CHE PREPARA L'ABBRACCIO DELLA MISERICORDIA


Mai sazi. Mai contenti. Mai sereni. Mai come questa una generazione perduta. Gadget d'ogni foggia, accessori sempre più miniaturizzati. Non manca praticamente nulla. Ma della felicità neanche l'ombra. Energie e creatività profuse nella ricerca della migliore qualità della vita, mentre la vita scorre senza nessuna qualità. Mentre i Profeti che ce lo ricordano sono messi in ridicolo; ai nostri occhi appaiono tutti “indemoniati”, fondamentalisti, integralisti come va di moda dire oggi. Le grida di Giovanni, ieri come oggi, sono il segno che di certo era posseduto da un demonio, perché tutto quel rigore è come una passata di carta vetrata sulla pelle levigata dal vizio. E la misericordia paziente di Gesù seduta in compagnia dei malvagi? Roba di un “mangione e beone”, un rammollito politicamente corretto, incapace di radicalità, che con i suoi gesti e le sue parole mette a rischio la tradizione e i fondamenti della religione e, di conseguenza, del vivere civile, come purtroppo alcuni oggi dicono di Papa Francesco. Mica come noi che, magari dicendoci autentici cristiani, abbiamo fatto nostro il famoso detto di Cartesio: "penso dunque sono". Nei pensieri del nostro cuore, al di là delle parole con le quali cerchiamo di stare in equilibrio, non vi è nessuna giustizia e nessuna misericordia: per alcuni, infatti, la giustizia è sinonimo di scarsa misericordia; per altri è la misericordia ad essere sinonimo di scarsa giustizia. E’ la confusione che sperimentiamo nelle nostre relazioni, la stessa della “generazione” che Gesù paragona ai bambini capricciosi e immaturi che non sono mai contenti del giocattolo appena ricevuto. Immaturi nella fede, perché in noi non si è ancora compiuto il Salmo 84, il migliore commento al Vangelo di oggi: “Sei stato benevolo Signore con la tua terra, hai fatto tornare i deportati di Giacobbe. Hai cancellato la colpa del tuo popolo, hai eliminato ogni loro peccato. Hai deposto tutto il tuo sdegno, sei tornato indietro dall’ardore della tua ira. Torna verso di noi, o Dio nostra salvezza… Forse che in eterno sarai adirato con noi, di generazione in generazione estenderai il tuo sdegno? Non tornerai forse a ridarci vita perché in te gioisca il tuo popolo? Voglio ascoltare ciò che dice il Signore: egli parla di pace per il suo popolo e per i suoi piccoli e fedeli, per chi torna a Lui con tutto il cuore. Certo, vicina è la sua salvezza, a chi lo teme, e la sua gloria abiterà la terra. Fedeltà e verità si abbracceranno, giustizia e pace si baceranno. La verità germoglierà dalla terra e la giustizia si affaccerà dal cielo. Sì, il Signore darà il bene e la nostra terra darà il suo frutto. La giustizia camminerà davanti a Lui, ed Egli porrà i suoi piedi su quella via”. Splendida profezia che disegna un cammino serio di conversione che assomiglia a un corteo nuziale: “torna” il Signore e “torna” il Popolo, come accade anche oggi, in questo Avvento e in questo Anno Santo di Grazia. E’ dunque il “ritorno” che definisce il rapporto tra Dio e l’uomo, tra Cristo e la sua Chiesa, tra Lui e ciascuno di noi. Come recita spesso la Scrittura dopo un istante di sdegno, Dio “ritorna” a noi attirandoci nella bellezza e nel compimento originali, noi “ritorniamo” convertendoci. Per questo il “ritorno” è anche il fondamento del matrimonio cristiano: ogni giorno, infatti, gli sposi sono chiamati a ritornare l’uno verso l’altro, accompagnati dal Signore che ha aperto per loro un cammino nel deserto, attraverso cioè i peccati e la morte che ghermiscono la loro unione per spezzarne l’indissolubilità. Il “ritorno” che passa attraverso la “Porta Santa” della Croce. E' vera la Croce. E' dura la Croce. Fa male. Dirada i pensieri che, per il fatto di essere pensati, ci illudevano di “essere”. La Croce, infatti, ci chiede senza sconti: dove sono le tante cose che hanno riempito tempo e pancia? "Israele se tu mi ascoltassi!" diceva il Signore. Ma per tanto tempo non abbiamo ascoltato nessuna Parola. Troppo dure, o troppo buone, tutte al di là dei nostri criteri capricciosi e viziati, moralisti e lassisti nello stesso tempo; siamo troppo lontani dall'equilibrio che solo l'amore può generare. L'amore di Cristo crocifisso che, con la sua carne inchiodata alla Croce ha reso finalmente possibile che la Misericordia e la Verità si abbracciassero e la Giustizia e la Pace si baciassero (cfr. Sal 84,11). La Croce era il prezzo pagato alla Giustizia, la Verità che denunciava ogni nostro peccato; la carne di Cristo ad essa unita era la Misericordia del Dio vivo, la Pace che dalle piaghe gloriose dopo la resurrezione avrebbero annunciato e donato agli apostoli: "Se non c'è qualcosa di più giusto della giustizia, c'è però qualcuno più giusto di essa. Colui che l'ha fatta giusta, Colui nel quale la giustizia e la misericordia si sono abbracciate con una tale stretta che è impossibile riconoscerle o separarle l'una dall'altra" (Detto sul salmo 85 del romeno di origine albanese Ghika). 

Benedetti chiodi che hanno permesso che la Misericordia abbracciasse la Verità; benedetti chiodi che hanno unito Giustizia e Pace nel bacio che ci salva. Benedetti chiodi che ci hanno sposati a Cristo, perché la nostra vita ritrovasse l'equilibrio che la menzogna satanica ci aveva fatto perdere: "Tutte le virtù, prima espulse dalla terra a causa del peccato, ora" in virtù della Croce, "rientrano nella storia e, incrociandosi, disegnano la mappa di un mondo di pace. Misericordia, verità, giustizia e pace diventano quasi i quattro punti cardinali di questa geografia dello spirito" (Giovanni Paolo II). La geografia della vita nuova alla quale siamo chiamati perché "alla Sapienza è stata resa giustizia dalle sue opere": la sapienza della Croce ha svelato l'inganno della sapienza mondana infiltratasi nel cuore dell’uomo. Le "opere" nascoste di un cuore dilatatosi all'infinito, scoppiato d'amore sul Golgota. Le "opere" dell'amore cocciuto di Dio che cerca senza riposo la pecora smarrita, la "sapienza" che la carne intrappolata nella menzogna satanica che la corrode non può capire. Quale “pensiero” umano poteva immaginare o prevedere che al male Dio avrebbe risposto con l'amore? Eppure, a guardare bene, non c'era altro da fare, il Signore doveva morire così. La nostra vita balorda, ingannata, ubriaca di cose e di idee, era lì, sulle sue spalle, le nostre ore perdute trafiggevano le sue membra. E il seme caduto in terra moriva. E dalla sua morte dentro la nostra morte, sbocciava la vita. Sapienza d'un miracolola Giustizia della Croce ha giustiziato il demonio. La Verità risplende nella sua risurrezione, prova del perdono che anche oggi ci raggiunge per compiere la Giustizia nell’amore più forte della morte alla quale ci ha condannato il peccato. Abbiamo perso tanto della nostra vita, illusi abbiamo chiuso orecchie e cuore ai tanti Profeti che il Padre ci aveva inviato. Ma no, non tutto è finito. Non siamo nati per morire così. Alziamo oggi il nostro sguardo a Colui che abbiamo trafitto, arrendiamoci al suo amore sconsiderato. Accogliamo in questo Avvento, e in ogni istante della nostra vita, "l'avanguardia" (Ravasi) della Misericordia di Dio che è la sua Giustizia: "la Giustizia camminerà davanti a Lui, ed Egli porrà i suoi passi su questa via" (Sal 84,14). Accogliamo cioè il Legno della Croce che ci attende nei fatti e nelle relazioni, e lasciamo che i chiodi benedetti delle parole, dei fallimenti, dei tradimenti, della malattia, della solitudine e della vecchiaia trapassino la nostra carne. Sì, accettiamo il dolore della Giustizia che annuncia la Misericordia, le ferite inferte dalla Verità capaci di accogliere la Pace. E' il cammino che ha scelto il Signore per "tornare verso di noi" e farci una sola cosa con Lui. Così "la Giustizia si è affacciata dal Cielo" per discendere e avvolgerci con la giustificazione per non colpirci con la condanna: "Hai nascosto i nostri peccati per non vederli in vista della punizione, e poiché Dio non può non vedere ciò che realmente c'è, per quanto lo si celi e lo si copra, così quando Dio copre i peccati è perché li cancella e li rimette... Li copre non con un velo che li nasconde, ma con un medicamento che li cura e li guarisce" (San Roberto Bellarmino). Ma proprio per questo è necessario che anche noi percorriamo lo stesso cammino di "ritorno" a Lui, accettando di discendere nelle umiliazioni che generano nell'uomo vecchio la Giustizia e la Verità. E' "giusto" eccome se tua moglie ti tiene il muso perché è altrettanto "vero" che anche tu le hai voltato le spalle mille volte. E così via, ciascuno guardi alla propria vita alla luce di questa Parola e scoprirà quanto sia "giusto" quello che gli sta accadendo perché è "vero" che è un peccatore che ha bisogno di "ritornare" a Dio. "Questa generazione" figlia del demonio e schiava della sapienza mondana, non accetta il "lamento" di Giovanni Battista perché vede ingiustizie ovunque dimenticando le proprie; per questo non può accogliere il "canto" nuziale intonato dal "flauto" di Gesù e "ballare" ebbro di gioia e gratitudine. Ma i cristiani sono una “nuova generazione”, i figli della Nuova ed Eterna Alleanza che Cristo ha stretto con noi per mezzo del suo sangue. Attraverso l’ascolto docile alla Parola che la Chiesa ci predica possiamo imparare a riconoscere la Giustizia di Dio che precede la sua “hesed”, la misericordia, la tenerezza, la fedeltà con le quali, per mezzo dei sacramenti, ci abbraccia per l’eternità. Siamo chiamati ad essere la “generazione celeste” nella quale appaiono abbracciate in perfetto equilibrio la Verità e la Misericordia, la Giustizia e la Pace, perché sono il “frutto” del Messia fatto carne in noi, che cioè germoglia dalla “nostra terra” che Egli visita “dal Cielo”. Di questo ha bisogno “questa generazione”, una “porta” costruita con la vita dei cristiani e dischiusa sul Cielo, proprio quello in cui il mondo ha smesso di credere.



Giovedì della II settimana del Tempo di Avvento



αποφθεγμα Apoftegma

La vita cristiana esige il «martirio» della fedeltà quotidiana al Vangelo, 
il coraggio cioè di lasciare che Cristo cresca in noi 
e sia Cristo ad orientare il nostro pensiero e le nostre azioni. 
Ma questo può avvenire nella nostra vita solo se è solido il rapporto con Dio.







L'ANNUNCIO
Dal Vangelo secondo Matteo 11,11-15

In quel tempo Gesù disse alla folla: “In verità vi dico: tra i nati di donna non è sorto uno più grande di Giovanni il Battista; tuttavia il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui.
Dai giorni di Giovanni il Battista fino ad ora, il regno dei cieli soffre violenza e i violenti se ne impadroniscono.
La Legge e tutti i Profeti infatti hanno profetato fino a Giovanni. E se lo volete accettare, egli è quell’Elia che deve venire. Chi ha orecchi intenda”.





LA VIOLENZA DEI PICCOLI CHE LI FA ADULTI NELLA FEDE



"I nati di donna" sono concepiti nel peccato. Come ogni profeta, come Giovanni il Battista, il "più grande" tra tutti i profeti, possono giungere sulle soglie del Regno dei Cieli, non vi possono entrare. Non per una questione giuridica, ma sostanziale. Chi non è rinato dall'alto non può vedere il Regno dei Cieli; chi non rinasce dallo Spirito nelle acque del Battesimo non vi può entrare. E sono le parole di Gesù rivolte a Nicodemo: quello che è nato dalla carne è carne, e quello che è nato dallo Spirito è Spirito. Occorre rinascere e diventare come bambini, come "il più piccolo" tra i bambini, un bimbo appena nato; un neofita liberato dal peccato e rinato in Cristo è il più grande nel Regno dei Cieli. Vi è entrato, vive nella Grazia e non più nella Legge. I due regimi non si possono neanche paragonare, anche se quello della profezia ha preparato quello del compimento. Per questo "il Battista è il più grande tra i nati dalla carne": i suoi occhi avevano visto quanto tutti gli altri profeti avrebbero voluto vedere, esultando per il compimento della stessa gioia che sperimentò Abramo quando vide profeticamente il giorno di Gesù. Per questo "la Legge e tutti i Profeti infatti hanno profetato fino a Giovanni"; ma con lui si inaugura la pienezza dei tempi, la sua profezia è diversa da tutte le altre, è il grido che annuncia il compimento dell'evento atteso da sempre. E' Elia che "doveva venire", il profeta che, rapito in Cielo, dal Cielo doveva tornare per aprire al Messia la porta della terra; Elia, che con il fuoco dello zelo aveva mostrato effimeri gli idoli del mondo e lo strazio della carne che essi serviva, con la sua ascesa aveva profetizzato il destino celeste di ogni uomo rinnovato nello Spirito Santo. Così Giovanni, sulla soglia del Regno dei Cieli ne dischiudeva le porte perché la carne potesse prepararsi all'incontro con lo Spirito di Dio. E grida ancora nel deserto di questa generazione, attraverso la Chiesa ci indica il cammino di conversione, identico a quello al quale si riferisce Gesù. Quello percorso dai cristiani delle prime generazioni, certi del martirio che avrebbero incontrato diventando cristiani. Un percorso "violento", durante il quale la misericordia si faceva spesso strada nella durezza dei cuori con le spine della corona intrecciata sul capo di Gesù o i chiodi che ne avevano trapassato le membra. La violenza della Croce che scolpisce il marmo più duro, perché giunga a somigliare al modello. 

Non c'è conversione, infatti, senza un serio senza un serio cammino di conversione nel quale, come nella Chiesa primitiva coloro che si preparavano a ricevere il battesimo, fare "violenza" alla carne, le "opere degne della conversione" di cui parlava il Battista, con le quali manifestare a Cristo il desiderio di diventare suoi. La stessa "violenza" che la vita cristiana esige ogni giorno nel combattimento contro satana. Non si scherza, ci aspetta il martirio, perché senza le stigmate nella carne non si è cristiani, il segno cioè della presenza di Dio tra gli uomini. Nella pienezza della storia inaugurata dal Battista, "il Regno dei Cieli soffre la violenza" del demonio: "il grande drago, il serpente antico, colui che è chiamato diavolo e Satana e che seduce tutta la terra, fu precipitato sulla terra... pieno di grande furore, sapendo che gli resta poco tempo" (Cfr. Ap. 12). Ha fretta il demonio, deve strappare gli uomini a Gesù, e per questo muove guerra alla "discendenza" di Maria, ai "più piccoli del regno dei Cieli",  "contro quelli che custodiscono i comandamenti di Dio e sono in possesso della testimonianza di Gesù". Per questo si impadroniscono del Regno dei Cieli solo quanti hanno saputo combattere con violenza. Con l'inerme violenza della Croce: "essi lo hanno vinto grazie al sangue dell'Agnello e alla parola della loro testimonianza, e hanno odiato la loro vita fino a morire". Ecco dunque la violenza alla quale ci chiama oggi il Signore: quella che ci fa andare dietro a Gesù odiando la carne per rivestirci di Lui ed essere colmi di Spirito Santo. La violenza che apre le braccia per caricarsi della violenza del male, la violenza di un bambino appena nato. E' Lui che il drago vuole divorare, perché sa che, una volta fatto fuori il più piccolo può far cadere anche i più grandi. E' a noi che muove guerra, in famiglia e al lavoro. Il demonio sa che, se riesce a farci insuperbire, può distruggere il rapporto con il coniuge e i figli, e trascinare tutti nella disperazione. La vera guerra, infatti, non è contro tuo figlio! Il demonio sta attaccando te; tuo figlio può cadere da un momento all'altro, ma la tua umiltà e la tua violenza crocifissa possono salvarlo! Quanto siamo ingannati.... Ci accaniamo contro gli altri, perché in fondo li giudichiamo, e non ci rendiamo conto che la battaglia vera sta infuriando contro di noi. Se stiamo giudicando moglie, marito, figli o chi sia, per quanto deboli e peccatori siano, possiamo starne certi: il demonio ci ha puntato per far fuori anche gli altri. Quando nostro figlio sta peggio è il momento di umiliarci di più, di lasciarci trafiggere dagli insulti, dalle menzogne, dal rifiuto, ovunque e soprattutto con lui. La storia e le persone che ci chiamano a conversione, infatti, sono "quell'Elia che deve venire" per annunciarci l'avvento del Messia. Che fare? Umiliarci in questo Avvento, perché contro la "violenza dell'umiltà" il demonio non può nulla.



Sabato della I settimana di Avvento



αποφθεγμα Apoftegma


La fonte è l’amore; l’orizzonte è l’amore. 
E ci farà bene oggi domandarci: 
io credo che il Signore mi ha salvato gratuitamente?
Io credo che io non merito la salvezza? 
E se merito qualcosa è per mezzo di Gesù Cristo e di quello che Lui ha fatto per me?
Facciamoci oggi queste domande, 
soltanto così saremo fedeli a questo amore tanto misericordioso: 
amore di padre e di madre, 
perché anche Dio dice che Lui è come una madre con noi; 
amore, orizzonti grandi, senza limiti, senza limitazioni.

Papa Francesco




    




L'ANNUNCIO
Dal Vangelo secondo Matteo 

In quel tempo, Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni malattia e ogni infermità.
Vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!».
Chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità. 
E li inviò ordinando loro: «Rivolgetevi alle pecore perdute della casa d’Israele. Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date».


LA GRATUITA' SALVERA' IL MONDO



C'è chi guarda le folle per esaltarsi, chi per lucrare un buon incasso al botteghino, chi per spuntarla con lo share. C'è anche chi guarda le folle con fastidio, chi non sopporta l'odore della gente, ravvisando sempre e comunque orde di barbari; chi invece, pensando ai target e alle strategie di marketing, divide la folla raggruppando altre folle guardate come futuri codici a barre da collezionare per guadagnare e crescere in borsa. Come accade anche a noi, che guardiamo a chi ci è accanto attraverso i filtri delle categorie, spersonalizzando tutti per poterli inserire in un qualche tipo di folla. Ci sembra molto più semplice la vita se generalizziamo: gli italiani, gli americani i rom, gli immigrati, gli omosessuali, i romanisti e i laziali. E così guardiamo anche nostro marito, infilandolo nella categoria degli uomini e dei mariti, magari meridionali e figli unici. E così la moglie e i figli, tutti ibernati nei pregiudizi con i quali ci illudiamo di comprendere gli altri per saperli gestire e trarne il maggior profitto. Ciò significa che in molte delle nostre relazioni non vi è traccia di amore. Eh sì, perché o è completamente gratuito, o non è amore. Puoi continuare a chiamare “amò” il tuo fidanzato o tua moglie se vuoi, ma è pura illusione, o magari abitudine... Perché l’amore prima si “riceve gratuitamente" e poi si "da" altrettanto "gratuitamente". Non esiste altro cammino al compimento della nostra vita che quello sul quale sperimentare la totale gratuità con cui siamo amati personalmente da Dio. Ascolta! Cristo ha dato la vita per te, solo per te! Se fosse mancata una sola frustata sulla sua schiena, se non fosse colata sul suo viso anche l'ultima goccia di sangue tu non saresti stato salvato. E tutto questo mentre di Lui a te non importava nulla, e avevi deciso di fare di testa tua. Amato proprio mentre ascoltavi e credevi alla menzogna che Dio non ti amava, quella con cui il demonio ti legava a sé strappandoti dal Paradiso della gratuità. Per questo non sei libero, esigi e ti difendi, pagando e facendo pagare un briciolo di affetto e considerazione. Ma proprio "mentre noi eravamo ancora peccatori" - ieri? stamattina? - "Cristo morì per gli empi nel tempo stabilito. Ora, a stento si trova chi sia disposto a morire per un giusto; forse ci può essere chi ha il coraggio di morire per una persona dabbene. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi perché, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi" (Rm 5,6-8). Mentre tu ed io stavamo giudicando il fratello Cristo ci ha amato. Sapendo che lo avremmo ucciso, si è fatto trovare dove avremmo peccato per consegnarsi a noi e così lavare con il suo sangue il nostro cuore malato. Perché l'esigenza con cui obblighiamo gli altri a darci la vita che non abbiamo è vinta solo dalla gratuità dell'amore di Dio. Per questo anche oggi Gesù ci guarda con “compassione come a pecore senza pastore”, figli perduti del nuovo Israele che hanno dimenticato la gratuità che li ha scelti, chiamati, eletti e generati; è il Buon Pastore che ci viene a cercare dove vaghiamo senza riuscire a dare compimento alla nostra vita. Solo chi ama gratuitamente, infatti, vive in pienezza, nella gioia, nella pace e nella libertà dei figli ritornati nel “Regno dei Cieli”. Allora, accogli lo sguardo del Signore, (la sua Parola predicata dalla Chiesa), ci annuncia la sua carne, (i sacramenti) pronta ad abbracciarci per prendere su di sé il peso dei nostri peccati e strapparci all'anonimato della folla che non conosce la gratuità. E' solo questione di aprire il cuore anche solo di un millimetro per “ricevere” il suo sguardo e le braccia che ti sollevano sulle sue spalle. E' lassù, dove puoi solo lasciarti portare, che si sperimenta la gratuità del suo amore. Fratelli, solo la gratuità che risplende nei cristiani salverà il mondo pieno di mercenari al soldo del demonio che vengono per ingannare e approfittarsi e rubare l'anima, spadroneggiando sulla vita delle folle, offrendo pane e circenses, addomesticandone il cuore con falsi amori e passioni, silenziandone l'anima con false certezze, per gettarle nella disperazione, senza pastore. Solo la gratuità, infatti, è il segno più reale e credibile che il “Regno dei Cieli” esiste e, in noi guariti e liberati dall’inganno del demonio, “è vicino” a ogni lebbroso morto a causa della stessa menzogna.