NELLA CHIESA POSSIAMO ASCOLTARE LA PAROLA PER ACCOGLIERE IL GIUDIZIO DI MISERICORDIA CHE CI STRAPPA ALLA TOMBA



Gesù aveva appena guarito un paralitico, suscitando però in coloro che Giovanni chiama "Giudei", ovvero il gruppo forte tra i capi che hanno rifiutato Gesù come Messia, prima lo sdegno e poi un desiderio crescente di ucciderlo. Ma come, uno fa del bene e lo vogliono far fuori? Sì, è così, perché in quell’Uomo capace di compiere l’impossibile si nascondeva una pretesa inaccettabile alla superbia del demonio: chiamare Dio suo Padre, facendosi uguale a Dio. Eh no, questa è proprio la falsa promessa con la quale lui seduce gli uomini. Ne ha i diritti d'autore, Gesù entra a gamba tesa nel suo business di anime, regalando il prodotto che lui finge di vendere al prezzo salatissimo dell'anima degli acquirenti. Gesù gli rovina il mercato rubandogli uno ad uno i clienti gettando la luce della risurrezione su "Shabbat", il giorno che aveva rivelato come "kairos", momento favorevole per compiere la salvezza scrutando il cuore di ciascuno come ai raggi di una radiografia. L'amore autentico, infatti, attira il rancore, l'invidia, la gelosia, il marciume che vi s'annidano. E non c'è da stupirsi se, tra marito e moglie, spesso accade proprio così; o se i figli, invece della gratitudine, presentano impietosi il conto per i difetti dei genitori. E' ovvio, perché quando è gratuito, l'amore mette a nudo la superbia; come la guarigione del paralitico era un’evidente “opera” divina che smascherava il cuore di quei giudei ostili a Gesù. Finché ciò non accade l'uomo vecchio non può riconoscere i suoi peccati per accogliere la Parola di perdono. E noi, abbiamo bisogno di "ascoltare la voce" di Gesù che "risuscita i morti"? Accettiamo di essere dei paralitici incapaci di camminare nella volontà di Dio? Se si, coraggio, è "giunto" anche per noi, come accadde a Lazzaro, il momento di ascoltare la voce di Gesù che ci trasmette la Chiesa che ci parla dinanzi alla lapide dietro la quale giace un matrimonio, un'amicizia o qualsiasi relazione. Ci parla perché il Padre gli manifesta tutto quello che fa e le opere più grandi che sta per compiere con la tua famiglia, con tuo figlio caduto nella droga, nella tua malattia, nella disoccupazione, nella solitudine della vecchiaia. Mentre Gesù ti chiama per liberarti dal peccato, il Padre già sta compiendo la sua opera. Il Signore, infatti, non può far nulla se non quello che ha visto fare dal Padre quando, calato inerme nel sepolcro, è stato ridestato alla vita dalla sua Parola d’amore. Non era dunque Gesù a violare il Sabato, ma quei giudei che, nella loro arrogante superbia, ne avevano pervertito lo spirito al punto di giudicare Dio in suo nome, e uccidere suo Figlio che osservava il sabato colmandolo del suo amore. Ma proprio in questo paradosso malvagio si celava il mistero che ci ha salvato: originando l'ostilità contro Gesù, il miracolo coglieva il suo obiettivo. La guarigione del paralitico, infatti, era stata solo un pretesto profetico che annunciava l’amore del Padre offerto gratuitamente nella Croce del Figlio. Come è accaduto per ogni nostro rifiuto opposto all'amore di Dio, sino ad oggi. Se la Chiesa ti annuncia che Cristo è risorto e in Lui sei già perdonato, lo fa perché Lui è già sceso nel tuo sepolcro e ora è accanto a te per farti udire la sua voce. La Chiesa, infatti, deve parlare le parole di Gesù perché esiste solo per risuscitare i morti nelle famiglie, nelle scuole e nei posti di lavoro dove è inviata a far udire la voce del Figlio di Dio perché quelli che l’ascolteranno e crederanno al Padre che l’ha mandato, passino dalla morte alla vita. C’è una missione più grande? Parlare ai morti per risuscitarli; annunciare il Vangelo per salvare un matrimonio, per salvare tuo figlio, tuo cugino, ogni uomo! Per questo ogni oggi nel quale è predicata la Buona Notizia è il giorno del giudizio che anticipa quello dell’ultimo giorno. Anche noi oggi possiamo udire la sua voce e uscire dai sepolcri per una risurrezione di vita o di condanna. Abbiamo fatto "il bene"? Rendiamo grazie a Dio che lo ha compiuto in noi. Abbiamo fatto il male? Sì, ma siamo ancora in tempo per ascoltare e uscire dal peccato consegnando attraverso i sacramenti la nostra condanna a Colui che ha il potere di giudicare con il potere di dare la vita, perché mette in crisi la morte, secondo l'etimologia del verbo "giudicare". Ha affidato alla Chiesa il potere di giudicare con viscere di misericordia perché non fa nulla da se stessa ma solo quello che vede fare al suo Sposo. Con la Chiesa, siamo chiamati in questa Quaresima a non disperare di fronte alle situazioni più difficili, per giudicare noi stessi e gli altri con il giudizio di Dio. Non dobbiamo inventare nulla, perché la misericordia non è genialità, ma viscere umili che accolgono l'altro così com'è. E questo si impara solo copiando Cristo, ovvero sperimentando ogni giorno il suo amore per donarlo agli altri che è la volontà del Padre; così ogni uomo, vedendo il Figlio vivo  che opera nei suoi apostoli, potrà onorare Lui e il Padre accogliendo la sua Parola; per Dio, infatti, non c'è onore più grande di un peccatore strappato al demonio e alla morte.







Mercoledì della IV settimana del Tempo di Quaresima. Commento audio




UN ALTRO COMMENTO PIU' ESTESO








Mercoledì della IV settimana del Tempo di Quaresima



αποφθεγμα Apoftegma


Mistero dei misteri,
che introduce dentro i misteri,
Lui ha messo in mano nostra 
la sua speranza eterna e noi, peccatori 
non metteremo la nostra debole speranza nelle
sue eterne mani?

C. Peguy





UN ALTRO COMMENTO PIU' ESTESO










L'ANNUNCIO
Dal Vangelo secondo Giovanni 5,17-30 

In quel tempo, Gesù rispose ai Giudei: “Il Padre mio opera sempre e anch’io opero”. Proprio per questo i Giudei cercavano ancor più di ucciderlo: perché non soltanto violava il sabato, ma chiamava Dio suo Padre, facendosi uguale a Dio. 
Gesù riprese a parlare e disse: “In verità, in verità vi dico, il Figlio da sé non può fare nulla se non ciò che vede fare dal Padre; quello che egli fa, anche il Figlio lo fa. Il Padre infatti ama il Figlio, gli manifesta tutto quello che fa e gli manifesterà opere ancora più grandi di queste, e voi ne resterete meravigliati. 
Come il Padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà la vita a chi vuole; il Padre infatti non giudica nessuno, ma ha rimesso ogni giudizio al Figlio, perché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre. Chi non onora il Figlio, non onora il Padre che lo ha mandato. 
In verità, in verità vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita. 
In verità, in verità vi dico: è venuto il momento, ed è questo, in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio, e quelli che l’avranno ascoltata, vivranno. Come infatti il Padre ha la vita in se stesso, così ha concesso al Figlio di avere la vita in se stesso; e gli ha dato il potere di giudicare, perché è Figlio dell’uomo. 
Non vi meravigliate di questo, poiché verrà l’ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce e ne usciranno: quanti fecero il bene, per una risurrezione di vita e quanti fecero il male, per una risurrezione di condanna. Io non posso far nulla da me stesso; giudico secondo quello che ascolto e il mio giudizio è giusto, perché non cerco la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato”.




LA VOCE CHE CI RESUSCITA CHE LA CHIESA CI ANNUNCIA OGNI GIORNO


Gesù aveva appena guarito un paralitico, suscitando però in coloro che Giovanni chiama "Giudei", ovvero il gruppo forte tra i capi che hanno rifiutato Gesù come Messia, prima lo sdegno e poi un desiderio crescente di “ucciderlo”. Ma come, uno fa del bene e lo vogliono far fuori? Sì, è così, perché in quell’Uomo capace di compiere l’impossibile si nascondeva una pretesa inaccettabile alla superbia del demonio: “chiamare Dio suo Padre, facendosi uguale a Dio”. Eh no, questa è proprio la falsa promessa con la quale lui seduce gli uomini. Ne ha i diritti d'autore, Gesù entra a gamba tesa nel suo business di
anime, regalando il prodotto che lui finge di vendere al prezzo salatissimo dell'anima degli acquirenti, rifilando però a tutti il solito "pacco" vuoto... Gesù gli rovina il mercato rubandogli uno ad uno i clienti, smascherando e menzogne di satana con la gratuità del suo amore che li ricrea a immagine e somiglianza di Dio. E lo fa gettando la luce della risurrezione su "Shabbat", il giorno che aveva rivelato come "kairos", momento favorevole per compiere la salvezza. "Era giunto il momento" e in esso e di fronte ad esso il cuore di ciascuno era scrutato come ai raggi di una radiografia. L'amore autentico, infatti, attira il rancore, l'invidia, la gelosia, il marciume che s'annida nell'intimo dell'uomo schiavo del demonio per il quale tutto si risolve in una partita di dare e avere. E non c'è nulla da stupirsi se, tra marito e moglie, spesso accade proprio così; o se i figli, invece della gratitudine, presentano impietosi il conto per i difetti dei genitori. E' ovvio, perché quando è gratuito, l'amore mette a nudo la superbia; come la guarigione del paralitico era un’evidente “opera” divina che smascherava il cuore di quei giudei ostili a Gesù. Finché ciò non accade l'uomo vecchio non può riconoscere i suoi peccati per accogliere la Parola di perdono. Il paralitico non aveva fatto nulla, il suo male era evidente, non poteva nasconderlo. Lui il sabato lo osservava ogni giorno… Non poteva fare nulla, dipendeva completamente da qualcuno che lo prendesse in braccio e lo accompagnasse alla piscina. Sino a quel sabato speciale che compiva ogni altro suo sabato, dando senso a ogni istante speso sul lettuccio dell’impotenza. In quel sabato, infatti, il Buon Pastore era finalmente giunto alla “Porta delle pecore”, chiusa da trentotto anni. E’ entrato, ha guardato quell’uomo, gli ha "fatto udire la sua voce", e lui, che non poteva sperare in nessuno, ha "ascoltato" e si è visto risuscitato e condotto fuori dalla schiavitù. E tu ed io, abbiamo davvero bisogno di "ascoltare la voce" di Gesù che "risuscita i morti" o no? Accettiamo di essere dei paralitici incapaci di camminare nella volontà di Dio espressa dalla sua Legge oppure ci sentiamo a posto giudicando il mondo responsabile dei nostri fallimenti e delle nostre sofferenze? Amiamo Dio con tutto il tuo cuore, tutta la tua mente e tutte le tue forze, e il prossimo come noi stessi oppure seguiamo ancora i nostri criteri e in ogni pensiero e gesto cerchiamo la nostra gloria? Coraggio, è finalmente "giunto" anche per noi, come accadde a Lazzaro, "il momento" di "ascoltare la voce" di Gesù che ci trasmette la Chiesa. Siamo morti obbligati a vivere in un sabato di riposo forzato contro cui stiamo lottando orgogliosamente. Accettiamolo, è per i nostri peccati che la vita ci sfugge nella frustrazione. Gesù ci parla oggi dinanzi alla lapide che fu di Lazzaro e che oggi è quella che ha chiuso un matrimonio, un'amicizia o qualsiasi relazione, perché “il Padre gli manifesta tutto quello che fa... e opere più grandi" che sta per compiere con la tua famiglia, con tuo figlio caduto nella droga, nella tua malattia, nella disoccupazione, nella solitudine della vecchiaia. Sì, coraggio, perché "proprio" in questo tuo sabato di fallimenti mentre Gesù ti chiama per nome per liberarti dal peccato, il Padre già sta compiendo la sua opera. Il Signore, infatti, “non può far nulla se non quello che ha visto fare dal Padre” quando, calato inerme nel sepolcro, è stato ridestato alla vita dalla Parola d’amore del Padre. Guarendo quel paralitico Gesù stava compiendo profeticamente il suo Mistero Pasquale, dando senso e pienezza ad ogni Shabbat. Non era dunque Lui a “violarlo”, ma quei giudei, che, nella loro arrogante superbia, ne avevano pervertito lo spirito al punto di “giudicare” Dio in suo nome, e “uccidere” suo Figlio che osservava il sabato colmandolo del suo amore. Ma proprio in questo paradosso malvagio si celava il mistero che ci ha salvato: originando l'ostilità contro Gesù, il miracolo coglieva il suo obiettivo. La guarigione del paralitico, infatti, era stata solo un pretesto profetico che annunciava l’amore del Padre offerto gratuitamente nella Croce del Figlio. Come è accaduto per ogni nostro rifiuto opposto all'amore di Dio, sino ad oggi. 


Se la Chiesa ti annuncia che Cristo è risorto e in Lui sei già perdonato, lo fa perché Lui è già sceso nel tuo sepolcro e ora è accanto a te per farti udire la sua "voce". La Chiesa, infatti, deve parlare le parole di Gesù perché esiste solo per risuscitare i morti, per accendere la Pasqua nella storia. Se tace o diluisce le sue parole in quelle mondane frustra la volontà di Dio e tradisce gli uomini lasciandoli nei sepolcri. Se la Chiesa smette di credere nella forza della predicazione non le resta che portare fiori ai cimiteri, "opere" buone e pie per carità, ma semplicemente umane, e per questo incapaci di chiamare fuori gli uomini dalle tombe. Cristo risorto, invece, ha inviato il suo Corpo sino agli estremi confini della terra, alle nostre "periferie esistenziali" per ricrearci nel suo amore e inviarci in famiglia, a scuola, al lavoro, a far “udire la voce del Figlio di Dio”, perché “quelli che l’ascolteranno e crederanno al Padre che l’ha mandato, passino dalla morte alla vita”. C’è una missione più grande? Parlare ai morti per risuscitarli; annunciare il Vangelo per salvare un matrimonio, per salvare tuo figlio, tuo cugino, ogni uomo! Oggi è il “giudizio”, perché ovunque è predicata la Buona Notizia si anticipa quello dell’ultimo giorno. Oggi tutti possono “udire la sua voce e uscire dai sepolcri” per una risurrezione di vita o di condanna. Abbiamo fatto "il bene"? Rendiamo grazie a Dio che lo ha compiuto in noi. Abbiamo fatto "il male"? Sì, "sempre". Coraggio! Siamo ancora in tempo per ascoltare e uscire dal peccato e consegnare la nostra condanna a Colui che ha “il potere di giudicare", perché non ci condanni nell’ultimo giorno. Lui ci “giudica” oggi con "il potere di dare la vita", perché è un potere che "mette in crisi" la morte, secondo l'etimologia del verbo "giudicare". Gesù, con il Padre e per conto del Padre, ha giudicato la morte, condannandola a restituire quelli che aveva imprigionato. Anche la Chiesa ha "il potere di giudicare" con viscere di misericordia e ridare vita al cuore più indurito che non vuole perdonare, perché ha imparato dal suo Signore a "non far nulla da se stessa"; non si avvita su superbe alchimie psicologiche, su poveri e limitati ricorsi umani e piani pastorali; fa solo quello che vede fare al suo Sposo. Con la Chiesa, siamo chiamati in questa Quaresima a non disperare di fronte alle situazioni più difficili, per giudicare noi stessi e gli altri con il giudizio di Dio. Non dobbiamo inventare nulla, perché la misericordia non è genialità, ma viscere umili che accolgono l'altro così com'è. E questo si impara solo "copiando" Cristo, ovvero sperimentando ogni giorno il suo amore per donarlo agli altri. Finiamola di escogitare stratagemmi con i quali difendiamo il nostro uomo vecchio, e "ascoltiamo" Lui, sino a lasciarci crocifiggere nella sua mitezza e nella sua umiltà, per "compiere la volontà del Padre e non la nostra"; così ogni uomo, vedendo il Figlio vivo  che "opera" nei suoi apostoli, potrà "onorare Lui e il Padre" accogliendo la sua Parola; per Dio, infatti, non c'è onore più grande di un peccatore strappato al demonio e alla morte.








LA SOLITUDINE CHE SPESSO SPERIMENTIAMO E' IL LUOGO DOVE INCONTRARE SOLI A SOLO LO SPOSO



Quanti anni hai? E da quanti sei paralizzato in quel peccato? Sì quello che riappare ogni volta e sembra invincibile. Un giudizio? L'ira? L'avarizia? La vanagloria? Forse sei schiavo della sessualità? Per il paralitico del vangelo erano "trentotto anni", una vita paralizzata sul ciglio della vita, deposta alla "porta delle pecore" come sulla soglia degli inferi, confusa nella sofferenza di storpi, ciechi, zoppi. E "un sabato" che non era festa per quell'uomo schiacciato sul giaciglio dell'impotenza, scivolando nella morte insieme alle pecore destinate alla macellazione. Ma non è soave l'odore di quelle membra sacrificate, piuttosto fumo acre di carni strappate al destino di pace e felicità, rattrappite come le nostre, vorresti muoverle e non ti rispondono, desideri amare e ne sei incapace. La paralisi ci ha reso irrilevanti; distesi sul "lettuccio" dei nostri giorni grigi, tiepidi e sterili, siamo come una mano di vernice trasparente e inodore spalmata su qualche parete, chi può accorgersi di noi? Quante giornate trafelate per correre dietro a mille cose, e poi la cena, e i bimbi a letto che non vogliono dormire, e arriva lui, nervoso, neanche ti guarda, si getta sulla cena e poi sprofonda sul sofà. Quante volte ci siamo trovati sul bordo di quella "piscina", accatastando desideri e progetti come legna da ardere tra le fiamme della delusione. E il cinismo a farti la corte, perché non cedere alle sue lusinghe? in fondo è l'unico con cui ci intendiamo. E questa solitudine acida che corrode ogni speranza: "La vita dell'uomo si svolge laggiù, tra le case, nei campi. Davanti al fuoco e in un letto. E ogni giorno che spunta ti mette davanti la stessa fatica e le stesse mancanze. E' un fastidio alla fine, Melete. C'è una burrasca che rinnova le campagne - nè la morte nè i grandi dolori scoraggiano. Ma la fatica interminabile, lo sforzo di star vivi d'ora in ora, la notizia del male degli altri, del male meschino, fastidioso come le mosche d'estate - quest'è il vivere che taglia le gambe. Melete" (Cesare Pavese, Dialoghi con Leucò). Siamo soli, con la fatica di parlare e discutere ancora una volta con chi non ci ha mai aiutato perché non poteva essendo debole come noi... E il fastidio di non riuscire mai ad immergersi nell'occasione giusta. Proprio nel momento in cui "l'angelo agita le acque", quando la predicazione, la preghiera, un'ispirazione sembrano "smuovere" l'apatia dei giorni, la routine mesta del matrimonio, l'abitudine ai silenzi con figli e colleghi, "qualcun altro arriva prima", con una menzogna, un'illusione, la paura e il peso del passato, e niente, non ce la facciamo, e le acque tornano alle stesse mancanze. Ma c'è questo tempo che ci consegna l'annuncio della svolta: digiuno, elemosina, preghiera, ovvero fame, povertà e speranze, la Quaresima ci proietta la clip della nostra vita, sino a questo istante. Giusto "trentotto anni", o cinquanta, o diciotto; non un giorno in più, non un anno in meno. Oggi, perché è qui che la clip ha un sussulto, un volto di luce e una parola. Qualcuno ti ha "visto", si è accorto e si preoccupa di te perché "sa che stai così da molto tempo": "Vuoi guarire?". Sei paralitico, ma non è per questo che sei nato; l'incapacità di avvicinarti all'altro e donarti a lui è una malattia, si può guarire. Benedetta domanda che libera la speranza dalle catene del cinismo! Così oggi Gesù ti dichiara il suo amore, innescando in te il desiderio di Lui ormai seccato come le tue membra. Di colpo si illumina tutto il passato, e non era quello che il demonio ci ha raccontato. Se il paralitico avesse avuto "qualcuno ad immergerlo", non avrebbe incontrato il Signore. Non avrebbe ascoltato la sua voce. Si sarebbe immerso, forse sarebbe guarito, avrebbe trovato lavoro, una casa, un fidanzato, un bel matrimonio, un po' di salute, uno stipendio adeguato, non avrebbe perso il padre da piccolo, niente violenze, avrebbe studiato e si sarebbe laureato, sarebbe un pochino più bello e presentabile, la sua famiglia non sarebbe stata così povera, non avrebbe subito l'ombra del fratello maggiore. Non sarebbe stato crocifisso trentotto anniNon avrebbe conosciuto il Signore. E non sarebbe stato felice. La Croce, il lettuccio dove hai disteso sino ad ora la tua vita, proprio tutta la tua storia che ti è sembrata così grigia ed inutile, con le frustrazioni, la solitudine, il fastidio e la fatica di vivere, tutto è stato per incontrare Lui, la "porta" attraverso la quale entrare e trovare il pascolo della vita eterna. Il lettuccio roso dai tarli del giudizio, dell'invidia, della concupiscenza e di ogni peccato è il talamo preparato alla misericordia di Dio. Il fallimento umano, infatti, è il corteggiamento di Gesù: per vincere orgoglio e resistenze, riconoscere che siamo paralitici perché abbiamo creduto al demonio che ci ha schiacciati nella paura, e lasciarci amare da Lui. E' Gesù la piscina dove non è necessario che qualcuno ci immerga; le sue ferite sono per te, nessuno può passarti avanti. "Alzati, risorgi, prendi il tuo lettuccio e cammina": è qui la novità, il segreto, la rivoluzione. Gesù ci guarisce per "incominciare a camminare" in una vita nuova, in un percorso di conversione quotidiano per "non peccare più", aggrappati nella comunione della Chiesa alla Parola e ai sacramenti. Chi ha conosciuto la gratuità dell'amore di Dio sa che tornare a dar credito al demonio e peccare, sarebbe l'accadere di "qualcosa di peggio" della paralisi, ovvero precipitare all'inferno. Per questo Gesù ci invia nella storia facendo ogni istante memoria del suo amore, per non dimenticare da dove ci ha tratto. I cristiani non elaborano il passato come fosse un lutto, anzi, vivono il presente come il frutto della misericordia di Dio che ha irrorato misteriosamente ogni istante sino ad oggi, e "prendendo il lettuccio" dove hanno sperimentato la Gloria della sua vittoria sul peccato. La vita diviene così una missione, per testimoniare l'amore gratuito di Cristo a chiunque è chiuso nell'orgoglio e crede che la salvezza sia un peccato, e che per questo tenterà di strapparci alla Grazia per schiacciarci con i moralismi; ad annunciare a tutti che Cristo ha compiuto il "sabato" e ogni iota della Legge deposto con noi nella tomba per farci risorgere e così imparare a camminare nella fatica e nel fastidio di vivere, portando la Croce che tutti rifiutano. Forse saremo soli, senza nessuno che si accorga di noi per aiutarci, perché, senza esigere e aspettarci nulla, saremo noi ad immergere ogni paralitico che ci è accanto, nella misericordia di Cristo incarnata in noi.



Martedì della IV settimana del Tempo di Quaresima. Commento audio




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Martedì della IV settimana del Tempo di Quaresima

Guarigione del paralitico alla piscina di Betshedà. Murillo


αποφθεγμα Apoftegma

Che tirannia è mai questa? 
sono venuto alla vita – bene,
ma perché essa mi agita con le sue violente ondate? 
Voglio dire una parola audace, sì audace, ma voglio dirla: 
se non fossi tuo, o mio Cristo, quale ingiustizia! 
Nasciamo, deperiamo, giungiamo alla fine. 
Dormo, riposo, sto sveglio, cammino. 
Siamo ora ammalati, ora in salute, 
ora tra i piaceri, ora tra gli affanni. 
Abbiamo parte alle stagioni solari e ai frutti della terra. 
Moriamo e la nostra carne imputridisce: 
questa è la sorte delle bestie, 
che, per quanto ignobili, sono senza colpa. 
Cosa dunque ho più di loro? 
Niente se non Dio: se non fossi tuo, o mio Cristo, quale ingiustizia!

Gregorio Nazianzeno, A Cristo





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L'ANNUNCIO
Dal Vangelo secondo Giovanni 5, 1-3. 5-16

Era un giorno di festa per Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Vi è a Gerusalemme, presso la porta delle Pecore, una piscina, chiamata in ebraico Betzeta, con cinque portici, sotto i quali giaceva un gran numero di infermi, ciechi, zoppi e paralitici.
Si trovava là un uomo che da trentotto anni era malato. Gesù vedendolo disteso e, sapendo che da molto tempo stava così, gli disse: «Vuoi guarire?». Gli rispose il malato: «Signore, io non ho nessuno che mi immerga nella piscina quando l'acqua si agita. Mentre infatti sto per andarvi, qualche altro scende prima di me». Gesù gli disse: «Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina». E sull'istante quell'uomo guarì e, preso il suo lettuccio, cominciò a camminare.
Quel giorno però era un sabato. Dissero dunque i Giudei all'uomo guarito: «E' sabato e non ti è lecito prender su il tuo lettuccio».
Ma egli rispose loro: «Colui che mi ha guarito mi ha detto: Prendi il tuo lettuccio e cammina». Gli chiesero allora: «Chi è stato a dirti: Prendi il tuo lettuccio e cammina?». Ma colui che era stato guarito non sapeva chi fosse; Gesù infatti si era allontanato, essendoci folla in quel luogo.
Poco dopo Gesù lo trovò nel tempio e gli disse: «Ecco che sei guarito; non peccare più, perché non ti abbia ad accadere qualcosa di peggio». Quell'uomo se ne andò e disse ai Giudei che era stato Gesù a guarirlo. Per questo i Giudei cominciarono a perseguitare Gesù, perché faceva tali cose di sabato





LA SOLITUDINE CHE SPESSO SPERIMENTIAMO E' IL LUOGO DOVE INCONTRARE SOLI A SOLO LO SPOSO 


Quanti anni hai? E da quanti sei paralizzato in quel peccato? Sì quello che riappare ogni volta e sembra invincibile. Un giudizio? L'ira? L'avarizia? La vanagloria? Forse sei schiavo della sessualità? Per il paralitico del vangelo erano "trentotto anni", una vita paralizzata sul ciglio della vita, deposta alla "porta delle pecore" come sulla soglia degli inferi, confusa nella sofferenza di storpi, ciechi, zoppi. E "un sabato" che non era festa per quell'uomo schiacciato sul giaciglio dell'impotenza, scivolando nella morte insieme alle pecore destinate alla macellazione. Ma non è soave l'odore di quelle membra sacrificate, piuttosto fumo acre di carni strappate al destino di pace e felicità, rattrappite come le nostre, vorresti muoverle e non ti rispondono, desideri amare e ne sei incapace. La paralisi ci ha reso irrilevanti; distesi sul "lettuccio" dei nostri giorni grigi, tiepidi e sterili, siamo come una mano di vernice trasparente e inodore spalmata su qualche parete, chi può accorgersi di noi? Quante giornate trafelate per correre dietro a mille cose, e poi la cena, e i bimbi a letto che non vogliono dormire, e arriva lui, nervoso, neanche ti guarda, si getta sulla cena e poi sprofonda sul sofà. Quante volte ci siamo trovati sul bordo di quella "piscina", accatastando desideri e progetti come legna da ardere tra le fiamme della delusione. E il cinismo a farti la corte, perché non cedere alle sue lusinghe? in fondo è l'unico con cui ci intendiamo. E questa solitudine acida che corrode ogni speranza: "La vita dell'uomo si svolge laggiù, tra le case, nei campi. Davanti al fuoco e in un letto. E ogni giorno che spunta ti mette davanti la stessa fatica e le stesse mancanze. E' un fastidio alla fine, Melete. C'è una burrasca che rinnova le campagne - nè la morte nè i grandi dolori scoraggiano. Ma la fatica interminabile, lo sforzo di star vivi d'ora in ora, la notizia del male degli altri, del male meschino, fastidioso come le mosche d'estate - quest'è il vivere che taglia le gambe. Melete" (Cesare Pavese, Dialoghi con Leucò). Siamo soli, con la fatica di parlare e discutere ancora una volta con chi non ci ha mai aiutato perché non poteva essendo debole come noi... E il fastidio di non riuscire mai ad immergersi nell'occasione giusta. Proprio nel momento in cui "l'angelo agita le acque", quando la predicazione, la preghiera, un'ispirazione sembrano "smuovere" l'apatia dei giorni, la routine mesta del matrimonio, l'abitudine ai silenzi con figli e colleghi, "qualcun altro arriva prima", con una menzogna, un'illusione, la paura e il peso del passato, e niente, non ce la facciamo, e le acque tornano alle stesse mancanze. Ma c'è questo tempo che ci consegna l'annuncio della svolta: digiuno, elemosina, preghiera, ovvero fame, povertà e speranze, la Quaresima ci proietta la clip della nostra vita, sino a questo istante. Giusto "trentotto anni", o cinquanta, o diciotto; non un giorno in più, non un anno in meno. Oggi, perché è qui che la clip ha un sussulto, un volto di luce e una parola. Qualcuno ti ha "visto", si è accorto e si preoccupa di te perché "sa che stai così da molto tempo": "Vuoi guarire?". Sei paralitico, ma non è per questo che sei nato; l'incapacità di avvicinarti all'altro e donarti a lui è una malattia, si può guarire. 

Gesù guarisce un paralitico alla piscina di Bethesda. Codex Egberti
Benedetta domanda che libera la speranza dalle catene del cinismo! Così oggi Gesù ti dichiara il suo amore, innescando in te il desiderio di Lui ormai seccato come le tue membra. Di colpo si illumina tutto il passato, e non era quello che il demonio ci ha raccontato. Se il paralitico avesse avuto "qualcuno ad immergerlo", non avrebbe incontrato il Signore. Non avrebbe ascoltato la sua voce. Si sarebbe immerso, forse sarebbe guarito, avrebbe trovato lavoro, una casa, un fidanzato, un bel matrimonio, un po' di salute, uno stipendio adeguato, non avrebbe perso il padre da piccolo, niente violenze, avrebbe studiato e si sarebbe laureato, sarebbe un pochino più bello e presentabile, la sua famiglia non sarebbe stata così povera, non avrebbe subito l'ombra del fratello maggiore. Non sarebbe stato crocifisso trentotto anniNon avrebbe conosciuto il Signore. E non sarebbe stato felice. La Croce, il lettuccio dove hai disteso sino ad ora la tua vita, proprio tutta la tua storia che ti è sembrata così grigia ed inutile, con le frustrazioni, la solitudine, il fastidio e la fatica di vivere, tutto è stato per incontrare Lui, la "porta" attraverso la quale entrare e trovare il pascolo della vita eterna. Il lettuccio roso dai tarli del giudizio, dell'invidia, della concupiscenza e di ogni peccato è il talamo preparato alla misericordia di Dio. Il fallimento umano, infatti, è il corteggiamento di Gesù: per vincere orgoglio e resistenze, riconoscere che siamo paralitici perché abbiamo creduto al demonio che ci ha schiacciati nella paura, e lasciarci amare da Lui. E' Gesù la piscina dove non è necessario che qualcuno ci immerga; le sue ferite sono per te, nessuno può passarti avanti. "Alzati, risorgi, prendi il tuo lettuccio e cammina": è qui la novità, il segreto, la rivoluzione. Gesù ci guarisce per "incominciare a camminare" in una vita nuova, in un percorso di conversione quotidiano per "non peccare più", aggrappati nella comunione della Chiesa alla Parola e ai sacramenti. Chi ha conosciuto la gratuità dell'amore di Dio sa che tornare a dar credito al demonio e peccare, sarebbe l'accadere di "qualcosa di peggio" della paralisi, ovvero precipitare all'inferno. Per questo Gesù ci invia nella storia facendo ogni istante memoria del suo amore, per non dimenticare da dove ci ha tratto. I cristiani non elaborano il passato come fosse un lutto, anzi, vivono il presente come il frutto della misericordia di Dio che ha irrorato misteriosamente ogni istante sino ad oggi, e "prendendo il lettuccio" dove hanno sperimentato la Gloria della sua vittoria sul peccato. La vita diviene così una missione, per testimoniare l'amore gratuito di Cristo a chiunque è chiuso nell'orgoglio e crede che la salvezza sia un peccato, e che per questo tenterà di strapparci alla Grazia per schiacciarci con i moralismi; ad annunciare a tutti che Cristo ha compiuto il "sabato" e ogni iota della Legge deposto con noi nella tomba per farci risorgere e così imparare a camminare nella fatica e nel fastidio di vivere, portando la Croce che tutti rifiutano. Forse saremo soli, senza nessuno che si accorga di noi per aiutarci, perché, senza esigere e aspettarci nulla, saremo noi ad immergere ogni paralitico che ci è accanto, nella misericordia di Cristo incarnata in noi.









L'OROLOGIO DELLA FEDE SEMPRE IN ORARIO ALL'APPUNTAMENTO DELL'AMORE



Essendo un allenamento a vivere bene, la Quaresima ci insegna l'atteggiamento adeguato da assumere dinanzi agli eventi che odorano di morte, come quello in cui si è imbattuto il "funzionario del re". Abbiamo anche noi un "figlio" che "sta per morire". E' a "Cafarnao", la Patria di Gesù che lo aveva rifiutato. Per questo sta per morire. Come "il figlio" di Dio che è in noi, in agonia perché non abbiamo accolto il Signore nella nostra vita, che non abbiamo voluto lasciare che fosse, sino in fondo, la sua. Forse siamo nella Chiesa, eppure proprio la prossimità con Gesù ci ha fatto scivolare in un rapporto superficiale con Lui. Ci siamo abituati al suo amore, non ci stupiamo più per le Grazie con le quali ci accompagna istante dopo istante. Le liturgie, la Parola di Dio, lo straordinario miracolo della luce di Pasqua che illumina la vita, la possibilità di essere perdonati e ricominciare, tutto è divenuto scontato, come un rumore di sottofondo della vita. Per questo non abbiamo saputo discernere i sintomi della malattia che aggrediva il "figlio" somigliante a Dio, capace di amare e donarsi: disattenzioni ai bisogni della moglie, piccoli egoismi nei confronti del marito, insofferenza crescente agli atteggiamenti lunatici dei figli, giudizi che covano da tempo, chiacchiere alle spalle dei fratelli, "constatazioni" per carità, mica pregiudizi; e poi accidia nella preghiera, attaccamento al denaro, e quel sottile e pernicioso senso di frustrazione accolto e coccolato, sino a farci sentire incompresi dal mondo intero. Il demonio, subdolamente, si è infilato nei pertugi lasciati incustoditi dalla superficialità della routine con cui viviamo la relazione con Cristo, e così ci ha chiusi lentamente nella prigione dell'orgoglio. E ora è ira travolgente a ogni inconveniente, parole pesanti in risposta alle incomprensioni del coniuge, chiusura netta a ogni richiesta dei figli, avarizia nevrotica, rancori verso chiunque. Il "figlio" ha perso le sembianze del Padre, no possiamo amare salendo sulla Croce che la storia ci presenta. Sì, guarda bene, e vedrai che stai morendo anche tu in quel giudizio. Ma Gesù, in questo tempo di Grazia, torna "di nuovo" a "Cana di Galilea, dove aveva cambiato l'acqua in vino", scende cioè ancora nella nostra vita per riaccendere la memoria degli inizi, dei primi "segni" che hanno cambiato la nostra vita grigia in gioia; quando abbiamo ascoltato e accolto la sua Parola sperimentandone il potere rigenerante. Torna per guarirci, compiendo in noi "quello che ha fatto a Gerusalemme", ovvero purificarci scacciando venditori e cambiavalute dal nostro cuore, per ricostruire in noi il suo Tempio e fare Pasqua con noi. Accorriamo allora, a "chiedergli" di "scendere" nei nostri peccati. E' vero, siamo ancora molto capricciosi, la nostra fede è infantile e per "credere" abbiamo ancora bisogno di "vedere segni e prodigi". Ma Gesù ci conosce, e, come già alle nozze, si lascia di nuovo strappare il suo potere, per condurci alla fede adulta. Per questo, con misericordia infinita, ci annuncia ancora la sua Parola, offrendoci un "secondo segno" per convertirci e credere: Lui oggi resuscita in noi l'amore del Figlio di Dio! Confessati, vai all'eucarestia, mettiti in ginocchio e prega e supplica. "Ascolta" la Parola di Gesù che la Chiesa ti predica; e "obbedisci", "mettiti in cammino" come il "funzionario del re", per andare a sperimentare che è vera e compie ciò che annuncia. Scendi in questa Quaresima la scala dell'umiltà che conduce alle acque del battesimo. Ci attende una notte da attraversare, e in essa trepidazione, speranza, desiderio, stanchezza, scoramento, per incontrare finalmente la luce della resurrezione, la vita nuova in Cristo. Ci è dato un tempo, come quello nel quale il Signore aveva inviato quel padre: ogni giorno della nostra vita, sulla cui soglia Gesù ci accoglie per inviarci nella vita a crescere nella fede sperimentando il potere della sua Parola: "Và, tuo figlio vive". Vive e saprà perdonare. Vive e si offrirà sul letto della malattia. Vive e si aprirà alla vita. Vive e si umilierà accettando i limiti della vecchiaia. Vive e amerà, passando con Cristo dalla morte alla vita. Ogni giorno è un appuntamento al quale siamo invitati per riconoscere che, "proprio nell'istante" in cui ci è stata annunciata e abbiamo obbedito, la Parola aveva "già" operato il prodigio. La fede adulta che vince il mondo e accompagna ad essa anche la nostra "famiglia" è quella che spera contro ogni speranza. "Andiamo" allora appoggiati alla Parola di Gesù, per guarire il "figlio" che è in noi, ma anche i nostri "figli" nella carne, perché la loro fede dipende dalla nostra conversione. Prega per loro e vedrai con gli occhi soprannaturali che proprio mentre ti stavi rivolgendo a Cristo, tuo figlio ha cominciato a tornare in sé, anche se esteriormente stava conducendo la solita vita. Questa è la fede adulta, che è come un trapano che perfora la carne i suoi criteri, illuminando la ragione. La fede che si sperimenta empiricamente, "orologio alla mano", perché Dio è puntuale offrendoci i "segni" di vita nella morte che solo la fede sa discernere, per schiudere al mondo la speranza del Cielo.


Lunedì della IV settimana di Quaresima. Commento audio





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