Lunedì della IX settimana del Tempo ordinario. Commento audio




COMMENTO BREVE

Lunedì della IX settimana del Tempo Ordinario




αποφθεγμα Apoftegma

Dio, nell’incarnazione del Verbo, 
nell’incarnazione del suo Figlio, 
ha sperimentato il tempo dell’uomo, 
della sua crescita, del suo farsi nella storia. 
Quel Bambino è il segno della pazienza di Dio, 
che per primo è paziente, costante, 
fedele al suo amore verso di noi; 
Lui è il vero “agricoltore” della storia, che sa attendere. 

Benedetto XVI











L'ANNUNCIO
Dal Vangelo secondo Marco 12,1-12. 

Gesù si mise a parlare loro in parabole: «Un uomo piantò una vigna, vi pose attorno una siepe, scavò un torchio, costruì una torre, poi la diede in affitto a dei vignaioli e se ne andò lontano.
A suo tempo inviò un servo a ritirare da quei vignaioli i frutti della vigna.
Ma essi, afferratolo, lo bastonarono e lo rimandarono a mani vuote.
Inviò loro di nuovo un altro servo: anche quello lo picchiarono sulla testa e lo coprirono di insulti.
Ne inviò ancora un altro, e questo lo uccisero; e di molti altri, che egli ancora mandò, alcuni li bastonarono, altri li uccisero.
Aveva ancora uno, il figlio prediletto: lo inviò loro per ultimo, dicendo: Avranno rispetto per mio figlio!
Ma quei vignaioli dissero tra di loro: Questi è l'erede; su, uccidiamolo e l'eredità sarà nostra.
E afferratolo, lo uccisero e lo gettarono fuori della vigna.
Che cosa farà dunque il padrone della vigna? Verrà e sterminerà quei vignaioli e darà la vigna ad altri.
Non avete forse letto questa Scrittura: La pietra che i costruttori hanno scartata è diventata testata d'angolo;
dal Signore è stato fatto questo ed è mirabile agli occhi nostri»?
Allora cercarono di catturarlo, ma ebbero paura della folla; avevano capito infatti che aveva detto quella parabola contro di loro. E, lasciatolo, se ne andarono.






COME UNA VIGNA PIANTATA, DIFESA, CURATA DA DIO E RINNOVATA IN CRISTO, LA VITA CI E' DATA IN EREDITA' PER ESSERE DONATA



Un altro lunedì apre una nuova settimana importantissima. Certo è dura, come ogni lunedì, e vorremmo che la domenica si estendesse ad ogni giorno della settimana, perché forse c'è, in fondo al cuore, il desiderio di essere già nel Cielo assaggiato nel riposo. Ma questo è il tempo di vivere sino in fondo, sulla terra, la missione che ci è affidata. Il demonio, infatti, non riposa, e continua a sedurre gli uomini come forse mai nella storia. Come Chesterton aveva visto profeticamente, i pagani sono tornati, "mettendo a posto ogni cosa con parole morte, mentre "l’Uomo è trasformato in uno sciocco che non sa chi è il suo signore". Si riconoscono "dalla rovina e dal buio che portano; da masse di uomini devoti al Nulla, diventati schiavi senza un padrone, da un cieco e remissivo mondo idiota; dalla vittoria dell’ignavia e della superstizione, dalla presenza di peccatori che negano l’esistenza del peccato; da questa rovina silenziosa, dalla vita considerata una pozza di fango, dall’onta scesa su Dio e sull’uomo, dalla morte e dalla vita rese un nulla". Fratelli, "gli antichi barbari sono tornati" e hanno bisogno dei cristiani nei quali "la pietra" continui ad "essere scartata" perché "divenga testata d'angolo" della loro vita che sta crollando miseramente. Questa settimana le persone che sono accanto a noi, i "barbari" che si stanno prendendo le scuole dei nostri figli, i giornali, la televisione, il cinema, lo sport e, soprattutto, le menti e i cuori dei giovani, avranno bisogno di vedere quello che "ha fatto e sta facendo il Signore" nella nostra vita perché sia "mirabile" anche "ai loro occhi". Non siamo diversi da loro, anzi. Ed è proprio questa la buona notizia che il mondo sta spettando, l’unica credibile che, accolta, può salvare i barbari. Vanno bene le manifestazioni pubbliche e tutte le iniziative con cui tentiamo di arginare lo tsunami ideologico che si sta avventando. Ma sappiamo bene che “i figli delle tenebre sono più scaltri dei figli della luce”, e per salvare questa generazione non vi è altro modo che offrirgli la “luce” della testimonianza, come accadde al tempo dei primi “barbari”. Scriveva San Paolo: “Anche voi eravate morti per le vostre colpe e i vostri peccati, nei quali un tempo viveste alla maniera di questo mondo, seguendo il principe delle potenze dell'aria, quello spirito che ora opera negli uomini ribelli. Nel numero di quei ribelli, del resto, siamo vissuti anche tutti noi, un tempo, con i desideri della nostra carne, seguendo le voglie della carne e i desideri cattivi; ed eravamo per natura meritevoli d'ira, come gli altri. Ma Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amati, da morti che eravamo per i peccati, ci ha fatti rivivere con Cristo: per grazia infatti siete stati salvati. Con lui ci ha anche risuscitati e ci ha fatti sedere nei cieli, in Cristo Gesù, per mostrare nei secoli futuri la straordinaria ricchezza della sua grazia mediante la sua bontà verso di noi in Cristo Gesù” (Ef 2). In queste parole è sintetizzata l'esperienza bimillenaria della Chiesa, e anche oggi è fondamentale che in essa sia offerta a tutti una seria iniziazione cristiana che li accompagni a scoprire e fondare la propria vita sulla "pietra angolare", della quale se ne può rintracciare la fisionomia anche nella parabola del Vangelo. Come Israele, un popolo diverso da ogni altro, scelto per "consegnare i frutti" di un amore che lo ha scelto, salvato, condotto e custodito, nonostante le innumerevoli infedeltà, anche noi siamo stati scelti e "piantati nella vigna", immagine della Chiesa. E anche noi, duri a convertirci come Israele, davanti all’albero che ci chiamava all’obbedienza, abbiamo creduto di poterci appropriare dell’eredità che invece Dio aveva preparato per noi come un dono. Siamo stati nella Chiesa come Israele nella vigna: il demonio ci ha ingannati presentandoci la falsa immagine di un Dio geloso e siamo così diventati ospiti, stranieri, e nemici in casa nostra. Abbiamo creduto che la famiglia nella quale siamo nati, e poi la scuola, il quartiere, e i fatti che abbiamo vissuto avessero dentro il veleno di un Dio ingiusto che non ci amava; e allora, per prenderci l’affetto e la giustizia che ritenevamo ci spettassero, ci siamo appropriati dei doni che Dio ci aveva fatto perché, accolti, potessero divenire il frutto colmo d'amore da consegnargli "a suo tempo". Così si spiega il parossismo della violenza che appare nel Vangelo, lo stesso che affligge tante relazioni, in famiglia, tra gli amici, in ogni ambito della società. Violenza che cresce sino ad uccidere Cristo, l'erede che viene a consegnare i frutti di una vita riscattata, riconciliata e per questo santa. 


Prima di entrare in questa settimana, possiamo chiederci senza ipocrisia che cosa abbiamo fatto dei tanti profeti, delle tante parole, dei segni inviati alla nostra vita, e scopriremo che, proprio come accade oggi nel mondo, li abbiamo “afferrati, bastonati, coperti di insulti e mandati a mani vuote”, e spesso li “abbiamo uccisi” nei nostri cuori per non sentire la verità che ci chiamava a conversione. E, come Israele, tante volte non abbiamo compreso e riconosciuto l'estremo atto d'amore del Padre; non abbiamo accolto il Figlio offertoci come ultima chance, purissima misericordia di un Padre che non si rassegna nel vedere i suoi figli dilapidare la primogenitura. E' vero, siamo stati infedeli, abbiamo ucciso il Figlio che Dio ha mandato a noi “afferrandolo e gettandolo morto fuori della vigna”, ovvero dalla nostra vita, perché chiusi ostinatamente nei nostri giudizi, nel rancore, nell’orgogliosa difesa della nostra giustizia. Lo abbiamo ucciso rifiutando il perdono, ma se siamo qui oggi ad ascoltare questa parola significa che abbiamo sperimentato la ricchezza della misericordia di Dio, più ostinato nell’amore della nostra ostinazione nella superbia! Lo abbiamo “visto come una meraviglia ai nostri occhi”: Dio ha risuscitato suo Figlio in noi e con noi! Per questo, “ora, in Cristo Gesù, non siamo più stranieri né ospiti” nella Chiesa, “ma siamo concittadini dei santi e familiari di Dio, edificati sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti, e avendo come “pietra angolare” lo stesso Cristo Gesù” (Ef 2). Sì fratelli, nella Chiesa stiamo sperimentando ogni giorno che Dio sta “sterminando quei vignaioli” che sono immagine del nostro uomo vecchio e sta "consegnando" le grazie della “vigna” all’uomo nuovo che sta creando in noi a poco a poco in Cristo. Noi, che “eravamo pagani per nascita, senza Cristo, esclusi dalla cittadinanza d'Israele, estranei ai patti della promessa, senza speranza e senza Dio in questo mondo”, noi “che un tempo eravamo i lontani siamo diventati i vicini grazie al sangue di Cristo”. Lo annuncia la nostra vita salvata dall’idolatria, la nostra famiglia e i nostri figli nati in obbedienza alla volontà del Dio della vita. Lo dicono soprattutto le nostre cadute tra le braccia di Cristo, i nostri peccati affogati nelle acque della misericordia della Chiesa. Lo dice la nostra gioia piena che scaturisce dal sentirci amati così come siamo, perché Cristo risorto è “con noi ogni giorno” e stiamo sperimentando il suo “potere” su ogni demonio che attenta alla nostra vita, che ci perdona e ci rialza sempre. Coraggio allora, fratelli, entriamo in questa settimana per “ammaestrare” con l’annuncio e la testimonianza, “tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”, immergendo cioè ogni “nuovo barbaro” che incontreremo, nell’amore che ha salvato noi. Solo così potremo “insegnare loro ad osservare” tutte le parole di vita che Gesù ci ha annunciato e sta compiendo in noi. 






Solennità del Corpus Domini. Anno C




αποφθεγμα Apoftegma

L’Eucaristia è il cibo riservato a coloro che nel Battesimo 
sono stati liberati dalla schiavitù e sono diventati figli; 
è il cibo che li sostiene nel lungo cammino dell’esodo 
attraverso il deserto dell’umana esistenza. 
Al termine della Celebrazione eucaristica ci uniremo in processione, 
quasi a portare idealmente il Signore Gesù 
per tutte le vie e i quartieri di Roma. 
Lo immergeremo, per così dire, nella quotidianità della nostra vita
perché Egli cammini dove noi camminiamo, 
perché Egli viva dove noi viviamo. 
Sappiamo infatti, che in ogni Eucaristia, anche in quella di stasera, 
noi “annunziamo la morte del Signore finché egli venga”
Noi camminiamo sulle strade del mondo 
sapendo di aver Lui al fianco, 
sorretti dalla speranza di poterlo un giorno vedere 
a viso svelato nell’incontro definitivo.

Benedetto XVI, Solennità del Corpus Domini, 7 giugno 2007 






 APPROFONDIMENTI




CATECHISMO



COMMENTI E OMELIE



MIRACOLI EUCARISTICI



ARTE E LITURGIA



Sabato della VIII settimana del Tempo Ordinario. Commento audio






Sabato della VIII settimana del Tempo Ordinario




αποφθεγμα Apoftegma

Proprio perché Cristo ed il suo mistero d'amore 
è la verità delle cose,
l'umano ascolto del messaggio della fede 
è il risveglio della nostra memoria sepolta
e il dischiudersi delle forze della comprensione, 
che attendono in noi la luce della verità.

J. Ratzinger, Libertà e Verità











L'ANNUNCIO

Dal Vangelo secondo Marco 11,27-33.

Andarono di nuovo a Gerusalemme. E mentre egli si aggirava per il tempio, gli si avvicinarono i sommi sacerdoti, gli scribi e gli anziani e gli dissero:
«Con quale autorità fai queste cose? O chi ti ha dato l'autorità di farlo?».
Ma Gesù disse loro: «Vi farò anch'io una domanda e, se mi risponderete, vi dirò con quale potere lo faccio.
Il battesimo di Giovanni veniva dal cielo o dagli uomini? Rispondetemi».
Ed essi discutevano tra sé dicendo: «Se rispondiamo "dal cielo", dirà: Perché allora non gli avete creduto?
Diciamo dunque "dagli uomini"?». Però temevano la folla, perché tutti consideravano Giovanni come un vero profeta.
Allora diedero a Gesù questa risposta: «Non sappiamo». E Gesù disse loro: «Neanch'io vi dico con quale autorità faccio queste cose».









CONSEGNARE LA NOSTRA VITA ALL'AUTORITA' MISERICORDIOSA DI CRISTO

"Andarono di nuovo a Gerusalemme", perché era lì che Gesù avrebbe dovuto compiere "sino alla fine" la sua missione d'amore. E "si aggirava per il Tempio", come scrutando gli effetti dei gesti e delle parole con le quali aveva sconvolto quel luogo santo che, al tempo di Gesù, era diventato il centro economico e politico del paese, teatro di molti abusi. Certo quel giorno non dovevano proprio sentirsi tranquilli “i sommi sacerdoti, gli scribi e gli anziani" che esercitavano sul popolo l'autorità religiosa, economica e politica. Gesù, ancor prima che gliela rivolgessero, li aveva inchiodati alla stessa domanda: "con quale autorità fate queste cose, lasciate cioè che il Tempio di Dio, invece di casa di preghiera per tutti i popoli, divenga una spelonca di ladri? Chi vi ha dato l'autorità per autorizzare i cambiavalute e i venditori di colombe a vendere e comperare nel Tempio, e per concedere di portare cose nel luogo santo, facendo della dimora di Dio un mercato?". In altre parole, "chi vi ha dato l'autorità per far soldi nel nome di Dio? E' questa l'autorità che voi dite venire direttamente da Dio? Così servite e fate rispettare la Torah, amministrate la giustizia e insegnate al popolo?". Uno tsunami di proporzioni mai viste si era abbattuto su di loro. Gesù li aveva smascherati, minando così le fondamenta della loro autorità presso il popoloE questo si sa, crea sempre problemi. Chi, tra quanti detengono il "potere" e l' "autorità", è così libero da lasciarsi giudicare serenamente e, se colto in errore, ha il coraggio e l'umiltà di accettare il giudizio e cambiare? Eppure l'autorità è profondamente legata alla libertà. In greco, infatti, il termine "exousia" tradotto con "autorità" deriva da "exestin" - "ciò che è libero" - e significa "libertà incondizionata di azione". Ma sappiamo dalla tradizione biblica che ogni autorità viene da Dio. Gesù è l'uomo autenticamente libero, che, come profetizzato nel Libro della Sapienza,  "non si ritira" dinanzi a chi ha autorità sul popolo; "non ha soggezione della grandezza" dei sommi sacerdoti, degli scribi e degli anziani; Gesù è libero perché "viene dal Cielo", dal Padre, è suo Figlio, è Dio! Per questo "con terrore e rapidamente egli si erge contro" di loro, "ministri del suo regno che non hanno governato rettamente, né hanno osservato la legge, né si sono comportati secondo il volere di Dio, né hanno custodito santamente le cose sante". I capi avevano compreso bene il suo gesto, ma, gelosi della propria "autorità" avevano preventivamente rifiutato perfino l'ipotesi che Gesù fosse davvero quello che diceva e testimoniava di essere; "amavano infatti più la gloria degli uomini che quella di Dio" e per questo, aggrappati alla loro "autorità" per difenderla, erano incapaci di aprirsi umilmente alla conversione.





Fratelli, anche oggi Gesù "si aggira" nel Tempio di Dio che siamo ciascuno di noi. Scruta la sua Chiesa, la nostra comunità, la nostra famiglia, il nostro cuore che scelto per manifestare al mondo la sua santità. Viene cioè, con amore, a vedere l'effetto delle sue parole e dei suoi gesti nella nostra vita. Ti sei convertito accogliendo la sua autorità, oppure ti sei chiuso difendendo gelosamente quella che presumi di avere sulla tua vita, la libertà cioè di fare quello che ti sembra giusto e conveniente, magari in nome di Dio e della sua Parola? Siamo realmente liberi al punto di sottometterci a Dio e alla sua volontà, oppure crediamo che l'autorità di Gesù ci condizioni? La risposta che ha offerto ai capi illumina anche noi. Ci mostra un fatto invitandoci a giudicarlo. Di fronte al "battesimo di Giovanni" dovevano prendere posizione, e si sono visti incapaci: “Non sappiamo”. Quel "non sapere" esprimeva l'infondatezza della loro autorità, quella di chi, cieco e sordo, pretende di essere guida di altri. Come spesso accade anche a noi, quando, stretti nei lacci della superbia tipica di chi si illude di sapere e non sa, tra mormorazioni e giudizi poniamo a Dio la stessa domanda: "con quale autorità fai queste cose nella mia vita?", mi lasci soffrire, non fai giustizia, permetti agli altri di umiliarmi… Quante domande e preghiere recano, celata, la stessa malizia dei capi del popolo. Ehi, io ho autorità su di me, sono libero, e mi sforzo di essere buono e onesto, allora perché sconvolgi la mia vita? Ma in fondo ci difendiamo sempre e giustifichiamo le ribellioni e il rifiuto di quello che non capiamo. Per questo oggi Gesù mette, con "il battesimo di Giovanni", davanti a noi anche la nostra storia. La Parola che abbiamo ricevuto, l'annuncio che ha mosso la nostra vita iniziando a cambiarla, i segni compiuti da Gesù, sono parte della nostra esperienza. Dobbiamo andare ai fatti che hanno compiuto nell'amore la Parola di Dio per crescere nella fede che si appoggia saldamente all'autorità di Cristo. Se “non sappiamo” riconoscere che tutto nella nostra storia “viene dal Cielo”, ma pensiamo che “venga dagli uomini”, significa che il demonio ci sta ingannando. Ma se ho sperimentato che Dio ha operato in mio favore perché mi ama e il mio destino è la felicità in Lui, allora Dio è libero di condurre la mia vita, ha l'autorità di purificare il mio cuore la mia mente smascherando i miei peccati per perdonarli come e quando vuole. Se il suo amore mi ha riscattato e se gli appartengo, allora l'unica e autentica libertà si esprime proprio nel lasciarmi amare, nel consegnare la mia vita alla sua “autorità”. Coraggio fratelli, "dagli uomini" vengono solo i peccati, che certo ci fanno soffrire, ma non hanno l'autorità, il potere e la libertà che ha Dio, perché possono essere assorbiti e dissolti nel suo amore. Mentre tutto quello che stiamo vivendo è immerso in un “battesimo che viene dal Cielo”, nella misericordia di Dio che ci trasforma ogni giorno per condurci alla vita eterna.



QUI IL COMMENTO COMPLETO 





Venerdì della VIII settimana del Tempo Ordinario. Commento audio





Venerdì della VIII settimana del Tempo Ordinario





αποφθεγμα Apoftegma

Solo uno sciocco e uno sfrontato
avrebbe l'ardire di presentarsi 
davanti al suo Creatore con questa pretesa:
"lo non vengo qui a mendicare; 
ti amo disinteressatamente"

Clive Staples Lewis












L'ANNUNCIO
Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco 11,11-26.

Ed entrò a Gerusalemme, nel tempio. E dopo aver guardato ogni cosa attorno, essendo ormai l'ora tarda, uscì con i Dodici diretto a Betània. La mattina seguente, mentre uscivano da Betània, ebbe fame. E avendo visto di lontano un fico che aveva delle foglie, si avvicinò per vedere se mai vi trovasse qualche cosa; ma giuntovi sotto, non trovò altro che foglie. Non era infatti quella la stagione dei fichi. E gli disse: «Nessuno possa mai più mangiare i tuoi frutti». E i discepoli l'udirono. Andarono intanto a Gerusalemme. Ed entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano e comperavano nel tempio; rovesciò i tavoli dei cambiavalute e le sedie dei venditori di colombe e non permetteva che si portassero cose attraverso il tempio. Ed insegnava loro dicendo: «Non sta forse scritto: La mia casa sarà chiamata casa di preghiera per tutte le genti? Voi invece ne avete fatto una spelonca di ladri!». L'udirono i sommi sacerdoti e gli scribi e cercavano il modo di farlo morire. Avevano infatti paura di lui, perché tutto il popolo era ammirato del suo insegnamento.
Quando venne la sera uscirono dalla città.
La mattina seguente, passando, videro il fico seccato fin dalle radici. Allora Pietro, ricordatosi, gli disse: «Maestro, guarda: il fico che hai maledetto si è seccato».
Gesù allora disse loro: «Abbiate fede in Dio! In verità vi dico: chi dicesse a questo monte: Lèvati e gettati nel mare, senza dubitare in cuor suo ma credendo che quanto dice avverrà, ciò gli sarà accordato. Per questo vi dico: tutto quello che domandate nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi sarà accordato. Quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate, perché anche il Padre vostro che è nei cieli perdoni a voi i vostri peccati».






LA MALEDIZIONE DELL'UOMO VECCHIO SENZA FRUTTI GESTA E GENERA IN NOI L'UOMO NUOVO COLMO DI FRUTTI DI PERDONO IN OGNI TEMPO

Anche questa "mattina" Gesù "esce" da Betania dove si trova la casa dei suoi amici (Lazzaro, Marta e Maria) per recarsi a Gerusalemme dove deve compiere l'opera che il Padre gli ha affidato. Esce cioè dalla nostra casa per entrare nella storia dove, in noi, deve compiere la volontà del Padre. Essa è il suo cibo, che neanche i suoi discepoli conoscono... Per questo anche oggi "ha fame". Ha fame della salvezza di ogni uomo, e cerca un albero che dia i frutti capaci di saziarlo. Trova un "fico", ma non ha frutti. Non è un caso. Nella Scrittura e nella Tradizione ebraica, infatti, la fecondità del fico è un'immagine profetica di Israele che ha conosciuto e accolto il Messia, mentre quello sterile è immagine della sua infedeltà con la quale ha frustrato la sua missione tra le nazioni. Oggi Gesù cerca ciascuno di noi che facciamo parte del nuovo Israele che è la Chiesa; per mezzo di essa Dio ha deposto in noi il seme della fede perché, crescendo, potessimo dare sull'albero della Croce i frutti soprannaturali capaci di sfamare e salvare chi ci è accanto. Li abbiamo? Probabilmente no. Quando, infatti, come oggi, il Signore viene a cercarli "fuori stagione", ad esempio nelle situazioni in cui siamo chiamati ad amare il nemico, ci ribelliamo perché ci sentiamo traditi e trattati ingiustamente. Pensiamo che Dio pretenda da noi, invece di provvedere alla nostra vita cambiando le circostante a nostro favore. Ma ribellandoci come Adamo ed Eva che tagliarono la relazione con Dio cogliendo con superbia il "frutto" che non gli apparteneva, ci ritroviamo senza la linfa dell'amore soprannaturale di Dio che fa crescere la "fede" e maturare i "frutti" anche fuori stagione, proviamo vergogna dei nostri fallimenti, e ricopriamo di "foglie di fico" la nostra vita nuda e senza amore. Foglie invece di frutti, cioè pura apparenza come la relazione corrotta con Dio dei "ladri" che avevano pervertito il Tempio. Preghiere e belle catechesi fuori e un cuore lontano da Dio dentro, come accade a te, che pontifichi contro la corruzione del mondo e predichi onestà mentre sono già dieci anni che non parli con quel fratello. Come te che fai la morale ai tuoi figli e dentro giudichi, mormori, invidi. E Gesù non può far altro che "maledire", "dire male" a te e a me di quell'albero tutto foglie e niente frutti che è il nostro uomo vecchio. Ma coraggio fratelli, la maledizione di Gesù è il segno del suo amore autentico e puro, che non è falso buonismo, ma porta alla luce la nostra realtà profonda, e spinge all'epilogo il processo di corruzione già iniziato in noi. Per puro amore Dio "guarda attorno" e, pur avendo visto la corruzione, lascia il "tempio" così com'è perché sa che ancora non è l'ora; lascia cioè che le situazioni dove regna il peccato giungano al limite, e sembra che il demonio e il male abbiano la meglio. Ma è solo per "scacciare" il demonio che "vende e compera nel tempio" che siamo chiamati ad essere; per "rovesciare i tavoli dei cambiavalute e le sedie dei venditori di colombe" immagine del nostro cuore che cede ai compromessi affettivi con il prossimo eludendo così la misericordia; per "impedire che si portino nel Tempio" le nostre preghiere incredule e idolatriche e strapparci all'ipocrisia. Per questo la maledizione eterna che colpisce il fico senza frutti è oggi per noi una buona notizia! E' maledetto e seccato alle radici per l'eternità l'uomo vecchio che si corrompe e non può amare, perché la maledizione del fico è la porta alla benedizione di un albero nuovo, creato da Dio in Cristo, la vita nuova e crocifissa con Lui nella quale siamo chiamati a camminare per dare i frutti della fede adulta. 




E ciò si compie nel battesimo e in ogni sacramento amministrato dalla Chiesa che realizza in noi l'opera di Dio compiuta da Cristo, quella che è stata il suo cibo: Egli ha spinto la sua vita sino a farsi "maledizione", la stessa inflitta al fico, per trasformarla in benedizione con la sua resurrezione, e capovolgere così la sorte di ogni uomo. Il Signore è venuto sulla terra per scendere nell'abisso della morte, giungere al fondo toccato dai peccatori e accoglierli nel "perdono" capace di risuscitarli. Nella Chiesa, infatti, Dio può fare di un drogato un sacerdote santo, ricreare un matrimonio distrutto dal tradimento e dalla violenza, far apparire la vita nel grembo sterile di una donna che ha gettato la sua maternità nella pattumiera dell'egoismo per lunghi anni; può trasformare il peccatore più incallito in un'immagine cristallina del suo Figlio. Dio può "dire a questo monte", cioè a ogni superbo e orgoglioso: "Lèvati e gettati nel mare" e questi si immergerà nelle acque della misericordia per rinascere umile e capace di amare gratuitamente. E noi fratelli siamo chiamati proprio a questo! A compiere in Cristo l'impossibile, a cambiare il corso della natura corrotta dal peccato! A "dire" cioè ad ogni "monte" che si innalza superbo nel cuore delle persone di "levarsi e gettarsi" nelle viscere misericordiose di Dio che sono nella Chiesa, cioè in noi. Non ti sei accorto che la "fame" di Gesù incarnato nei fratelli e in ogni persona che vive nel mondo, bussa ai rami della tua vita? Marito, moglie, figli, parenti, amici e colleghi, conoscenti e sconosciuti, proprio quando "hanno qualcosa contro di noi" vengono a cercare i frutti del "perdono" sulle nostre braccia distese con Cristo sulla Croce! Per cogliere i "frutti di stagione" non è necessaria la Chiesa, basta rivolgersi a un giudice che provveda a fare giustizia. Per chi vive nei limiti di una natura ferita e schiava del peccato è "naturale" risolvere le questioni con coloro "contro cui si ha qualcosa" attraverso le cause, le querele, le citazioni per danni, i divorzi e perfino le guerre. Ma nulla di ciò risolve alla "radice" le relazioni, perché il male resta resta "radicato" nel cuore e continua a produrre frutti di divisione e infelicità. Per questo i frutti che il prossimo estenuato nell'infruttuosa ricerca della pace "chiederà" a noi perché siamo nella Chiesa saranno sempre "fuori stagione", fuori cioè dalla logica della natura e della ragione soggiogate dal peccato. "Per questo" Gesù ci dice oggi: "tutto quello che domandate nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi sarà accordato". Ci dice cioè di crescere nella "fede" per "domandare nella preghiera" il "perdono" di "tutto" quello che nella carne tentata dal demonio abbiamo "contro" il prossimo. Il "perdono" dei nemici, infatti, è il frutto maturato nella Chiesa che rende visibile sulla terra la "fede" che ha "ottenuto" dal "Padre che è nei Cieli" il "perdono dei propri peccati". E' questo il "frutto" che fa della Chiesa "una casa di preghiera per tutte le genti", il luogo cioè dove tutti possano chiedere, ottenere e sperimentare la misericordia di Dio che fa possibile l'impossibile, il perdono tra i fratelli che è l'anticipo della vita celeste. Preghiamo allora, anche per imparare il timore di Dio, ricordando che la maledizione destinata all'uomo vecchio è eterna: chi non accoglie la benedizione dell'uomo nuovo, chi cioè si chiude di nuovo nell'orgoglio e non è disposto a perdonare torna ad essere schiavo della carne e resta maledetto. Non è Dio che non vuol perdonare, è l'uomo a chiamarsi fuori e frustrare la volontà misericordiosa di Dio. Allora coraggio, camminiamo nella Chiesa e convertiamoci, ogni giorno.



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