Giovedì della XXVIII settimana del Tempo Ordinario



E proprio qui, ai piedi di questa stupenda policromia Sistina,
si riuniscono i cardinali -
una comunità responsabile per il lascito delle chiavi del Regno.
Giunge proprio qui.
La policromia sistina allora propagherà la Parola del Signore:
Tu es Petrus - udì Simone, il figlio di Giona.
"A te consegnerò le chiavi del Regno".
La stirpe, a cui è stata affidata la tutela del lascito delle chiavi,
si riunisce qui, lasciandosi circondare dalla policromia sistina,
da questa visione che Michelangelo ci ha lasciato -
"Con-clave": una compartecipata premura del lascito delle chiavi, delle chiavi del Regno.
Ecco, si vedono tra il Principio e la Fine, 
tra il Giorno della Creazione e il Giorno del Giudizio. 
E' dato all'uomo di morire una volta sola e poi il Giudizio! 
Una finale trasparenza e luce. 
La trasparenza degli eventi - 
La trasparenza delle coscienze - 
Bisogna che, in occasione del conclave, Michelangelo insegni 
al popolo - 
Non dimenticate: Omnia nuda et aperta sunt ante oculos Eius.
Tu che penetri tutto - indica!
Lui additerà...

Giovanni Paolo II, Trittico


    








L'ANNUNCIO
Dal Vangelo secondo Luca 11,47-54

In quel tempo, il Signore disse: «Guai a voi, che costruite i sepolcri dei profeti, e i vostri padri li hanno uccisi. Così voi date la testimonianza e approvazione alle opere dei vostri padri: essi li uccisero e voi costruite loro i sepolcri.
Per questo la sapienza di Dio ha detto: Manderò a loro profeti e apostoli ed essi li uccideranno e perseguiteranno; perché sia chiesto conto a questa generazione del sangue di tutti i profeti, versato fin dall'inizio del mondo, dal sangue di Abele fino al sangue di Zaccarìa, che fu ucciso tra l'altare e il santuario. Sì, vi dico, ne sarà chiesto conto a questa generazione.
Guai a voi, dottori della legge, che avete tolto la chiave della scienza. Voi non siete entrati, e a quelli che volevano entrare l'avete impedito».
Quando fu uscito di là, gli scribi e i farisei cominciarono a trattarlo ostilmente e a farlo parlare su molti argomenti, tendendogli insidie, per sorprenderlo in qualche parola uscita dalla sua stessa bocca.



CON LA CHIAVE DELLA CROCE GESU' APRE LA PORTA DEL CIELO CHE LA NOSTRA SUPERBIA AVEVA CHIUSO


Chiudiamo, eccome se chiudiamo, e quante volte, le porte in faccia ai fratelli. Come i Dottori della Legge ci appropriamo della chiave della scienza e ci infiliamo nel buio più pesto del non senso e vi trasciniamo quelli che ci sono vicini. Ai Dottori era stato affidato il tesoro più grande, la Scienza, ovvero la Torah, la Legge, l'Alleanza, la chiave dell'elezione e della missione del Popolo, e se ne erano appropriati nell'inganno demoniaco del potere e della vanagloria; chi ha le chiavi ha tutto, può decidere, può scegliere se aprire o chiudere, se far entrare nella felicità o lasciar fuori nella frustrazione. I Dottori della Legge invece di custodire il tesoro affidato, attraverso le chiavi della responsabilità e della fedeltà, se ne sono impadroniti facendone uno strumento per farsi dio e usurparne il posto. Accanto a noi è accovacciata la stessa perversione di appropriarci del tesoro che ci è affidato, i figli, il matrimonio, il lavoro, gli affetti, e la Grazia. Sì, afferriamo anche la Grazia facendone una nostra opera e accampiamo diritti. E così scandalizziamo i piccoli, perché la corruzione dei cristiani, chiude la porta della Vita a tutti. "Guai a noi" dice il Signore, infelici d'aver perduto il letto d'amore dove la vita, la pace e la gioia vera ci attendono. "Guai a noi" cadaveri ambulanti che vagano nei giorni disorientati senza Sapienza. Quante volte abbiamo disprezzato e spento la profezia nella nostra vita. Quante volte ci siamo tappati le orecchie per non sentire le parole di verità che illuminano i nostri cuori, preferendo la menzogna superba che ci dilania. Quanti sepolcri abbiamo aperto all'amore vero, quello che non fa sconti al peccato ma ha misericordia del peccatore. Ma il Signore Gesù ha cercato e raccolto la chiave. Era la Croce, dove ha compiuto la Scienza in amore. Anche oggi, anche ora, il Signore scende sino agli inferi quotidiani di tutti noi e con la Chiave della Croce ci spalanca le porte dei sepolcri, quelli costruiti per i profeti e nei quali, invece, precipitiamo ad ogni menzogna. In Lui e' svelata l'autentica sapienza, quella sublime dell'amore che riscatta e trasforma una vita schiacciata nell'egoismo e nella ricerca di sé in un dono totale. La Chiave della Croce apre il cuore indurito e chiuso nell'orgoglio; scioglie le catene della paura e della menzogna per aprire su nuovi orizzonti di verità. E, come a Pietro, il Signore ce le consegna nella Chiesa come frutto della fede. Nella comunità cristiana cresciamo, infatti, nell'esperienza che davvero Gesù è il Figlio di Dio vivo: lo abbiamo visto vincere sui nostri peccati, per questo non dubitiamo che le Chiavi che ci affida siano capaci di scardinare le tombe nelle quali giace chi ci è accanto, e schiudere per loro la porta del Cielo. Anche di un matrimonio che tanti, troppi anche nella Chiesa, ci consigliano di buttare. La Chiave che ha il potere di "sciogliere" in terra le catene della paura di farsi peccato per il peccatore, e di "legare" in Cielo ogni fallimento umano all'amore incorruttibile di Dio che lo trasforma in un successo eterno.





Nascosto tra le parole con cui il Signore rivela l'amore autentico che non tace la Verità a costo di attirarsi le "ostilità" e dover camminare in mezzo alle "insidie", vi è un oggetto che vale infinitamente di più di qualsiasi altro tesoro: la "chiave della scienza". E perché è così importante e preziosa? Perché essa apre le porte del Paradiso, il Destino per il quale ogni uomo è stato pensato, amato e creato da Dio. Chi non ce l'ha o non l'ha mai vista, vaga nella vita senza speranza e senza meta; dà per scontato che la morte sia una porta chiusa per sempre, al punto di convincersi che oltre l'ultimo respiro vi sia il nulla. L'ateo è proprio come un uomo che ha perduto le chiavi, e si è dovuto abituare a sopravvivere fuori di casa; è un "homeless" senza fissa dimora, che perde poco a poco identità e dignità, come il figlio prodigo e la pecora perduta delle parabole. Come ciascuno di noi prima di ascoltare la predicazione del Kerygma, la Buona Notizia della morte e risurrezione del Signore che, aprendo con la forza della misericordia i nostri sepolcri, ci ha dischiuso le porte del Paradiso dal quale peccando eravamo stati scacciati. Avendo ascoltato la predicazione e la proclamazione della Parola nella comunità cristiana, siamo anche noi diventati "dottori della Legge" ai quali è stata consegnata la "chiave della scienza". Come loro siamo stati scelti per contemplare il volto di Dio, primizia del Paradiso perduto che Israele avrebbe testimoniato alle Nazioni; lo abbiamo visto risplendere nella Parola del Figlio che, sulla collina delle Beatitudini ha consegnato ai suoi discepoli il Discorso della Montagna, la "chiave del Cielo". Nella Chiesa abbiamo sperimentato mille volte il potere di quella Parola di verità che ci ha denunciato di peccato per coprirci con il manto della misericordia e rigenerarci in essa come figli di Dio. Abbiamo cioè sperimentato che la Parola di Dio ha la "scanalatura" giusta per superare gli "ostacoli" della serratura con la quale era chiuso il Paradiso, ovvero l'amore e la comunione con Dio e i fratelli. Lo possiamo annunciare e testimoniare no? Il matrimonio salvato non è un frammento di Paradiso? La libertà con la quale a volte riesci a parlare con tuo marito non è un anticipo dell'amore puro, libero e incorruttibile del Cielo? E i figli, e la vita celibe e casta di un sacerdote innamorato di Cristo? E la fede con cui, nella pace, un cristiano accoglie un cancro e soffre e muore trasfigurato nell'offerta di sé? Sono i segni che alla Chiesa è stata affidata la "chiave della scienza" per la salvezza del mondo: consegnandola a Pietro, infatti, Gesù ha dato mandato a lui e ai suoi fratelli di legare e sciogliere in terra perché sia legato e sciolto anche in Cielo. Quella "chiave" è dunque l'unica che apre o chiude l'accesso alla salvezza. Insieme a Pietro, è stata data anche a te e a me perché sia un sacramento di salvezza per questa generazione; e oggi viene a Gesù a chiederci: "che ne hai fatto?". L'abbiamo "tolta" fratelli; non ti scandalizzare, è così perché ce ne siamo appropriati illudendoci di diventare come Dio: chi ha le "chiavi" comanda, dirige la sua vita perché ne diventa proprietario, può decidere se aprire o chiudere. Avete presente le lotte dei giovani per ottenere le chiavi di casa e rientrare quando vogliono? Sono il segno dell'emancipazione, dell'età adulta. Dovrebbero significare la responsabilità e la maturità raggiunte, invece troppo spesso aprono le porte delle tombe nelle quali scendono tanti giovani vittime della droga e dell'alcool. Proprio come era accaduto a quei "dottori della Legge" e accade a noi: invece di custodire il tesoro affidato attraverso le "chiavi" della responsabilità e della fedeltà, ce ne siamo impadroniti credendo di potere aprire o chiudere a piacimento le porte delle varie esperienze, scegliendo quali fossero un bene e quali un male, in base alla "scienza" ormai divenuta carnale perché priva dello Spirito Santo. In nome della Legge si possono compiere i peggiori peccati; in quanto prete posso uccidere, come un genitore o un coniuge. I farisei e i dottori della Legge, infatti, godevano di grande prestigio; erano le guide spirituali del popolo, insegnavano nella "casa della conoscenza" (la traduzione esatta dell'originale reso con "scienza"), la "casa dello studio", la "yeshivà" dove gli ebrei scrutano ancora la Torah per attualizzarla in favore del Popolo, perché potesse accoglierla e vivere alla sua luce. "Entrare nella conoscenza" era come entrare nel Regno di Dio perché in essa si riviveva l'esperienza del Sinai. I Farisei e i dottori avevano le "chiavi" di questa casa, ma le avevano "tolte" chiudendo la porta del regno di Dio a se stessi e a quanti la desideravano, "uccidendo" (secondo un altro significato del termine "togliere") in loro la speranza, obbligandoli a vivere come atei scacciati lontano dal Paradiso. Ma questo spesso accade anche nella comunità cristiana, dove, chiamati a crescere nella "conoscenza" di Dio, ci inorgogliamo al punto di chiudere fuori i piccoli. Quante parrocchie si trasformano in bunker di perfezionisti ipocriti, impenetrabili agli impuri... Quanti pastori frenano l'azione dello Spirito Santo rubando e nascondendo la chiave del Cielo, impedendo ai peccatori di incontrare il Signore attraverso i doni che Dio dà, come, dove e quando vuole alla sua Chiesa...

Aspetta un attimo, perché è proprio quello che facciamo anche a noi e si tratta davvero della più grande stoltezza: ma come, l'uomo più ricco del mondo ti ha dato le chiavi della stanza dove nasconde il suo tesoro perché tu possa essere libero di entrarvi e usarne secondo le tue necessità, e tu che fai? Ti chiudi fuori! Per questo Gesù ti dice oggi: "Guai a te!", ed è il suo lamento funebre pieno di compassione per chi vive così ingannato dal demonio da rifiutare la gratuità della vita eterna. Il serpente, infatti, spingendo i progenitori a mangiare il frutto dell'albero della conoscenza del bene e del male, li ha consegnati alla più grande frustrazione. La "chiave della scienza" è un dono non una preda; se il demonio riesce a fartela vedere come un oggetto da rubare per diventare come il suo padrone ha vinto, perché quella "chiave" apre solo quando si compie la Scienza, ovvero il cuore della Torah; quando cioè si realizza l'amore annunciato dallo Shemà. Chi si ribella a Dio non lo ama, e molto meno può amare il prossimo suo come se stesso; per questo, la "chiave della scienza" affidata alla nostra libertà, invece di aprire la porta del Paradiso, la chiude senza speranza di poterla riaprire. Se oggi non ami davvero significa che hai usato la "chiave" per chiuderti fuori, scandalizzando i piccoli che ti sono affidati. Un cristiano che non ama è un ostacolo insormontabile posto dinanzi agli atei, ai lontani, ai peccatori. La "scienza" che ti "gonfia", ovvero l'orgoglio, l'avarizia, la gelosia, i giudizi, la lussuria che covano dentro di te stanno chiudendo le porte del Paradiso in faccia al tuo coniuge, ai figli e a ogni prossimo. E sai perché questo è accaduto? Perché è tempo che hai chiuso il tuo cuore alla profezia, e con i tuoi atteggiamenti "ostili" alla Verità hai "costruito i sepolcri dei profeti" che ti annunciavano la misericordia di Dio. Accettalo, come me fai parte di "questa generazione" che ipocritamente celebra i profeti mentre nel cuore rifiuta il loro annuncio, e li uccide e perseguita, uccidendo e togliendo con loro la "chiave della scienza" autentica, quella dell'amore al quale ci chiamano a convertirci. Forse anche ieri abbiamo seppellito un profeta. Forse era proprio "Abele", nostro fratello; forse era nostro figlio, ferito e peccatore, che, in quella sua infinita debolezza, era una profezia del miracolo che l'amore di Dio voleva compiere. E invece abbiamo "chiuso" ogni possibilità, "chiusi" nell'orgoglio di padre ferito. Ma coraggio fratelli, oggi si compie questo Vangelo! La "Sapienza di Dio" ci invia ancora i suoi profeti e apostoli - questo vangelo per esempio - perché ci "venga chiesto conto" dei nostri peccati. E' bene fare oggi i conti con Dio e accettare di essere in debito e di non avere il denaro per estinguerlo, perché siamo ancora in tempo per accogliere la sua misericordia; il Padre infatti, proprio nel sangue dei profeti, riconosce il sangue di suo Figlio e ci condona il debito. Convertiamoci allora, e lasciamoci amare accettando di non conoscere la "filettatura" della "chiave della scienza"; camminiamo nella Chiesa dove possiamo impararne il disegno attraverso l'esperienza dell'amore gratuito di Dio. Essa infatti ha la forma della Croce sulla quale il Signore ha compiuto la "scienza" nell'amore sino alla fine. La Chiave della Croce apre il sepolcro del cuore indurito e chiuso nell'orgoglio; scioglie le catene della paura della morte per aprirlo all'amore. La felicità eterna nostra e delle persone che ci sono affidate dipende infatti dall'umiltà con la quale ascolteremo e obbediremo alla Parola di Dio che ha il potere di creare in noi la "chiave del Cielo"; come a Pietro, il Signore ce la consegna nella Chiesa plasmandola per mezzo della fede. E' nella piccola comunità cristiana che un matrimonio può essere salvato, perché, alla luce della Parola e con la forza dei sacramenti, gli sposi si scoprono peccatori entrambi, e bisognosi della stessa misericordia, sciogliendo in essa rancori e gelosie, tradimenti e incompatibilità. E' qui che si impara ad essere sposi, genitori, figli, preti modellati dalla grazia come una chiave a forma di Croce, l'unica che apre il Cielo ai fratelli.



QUI UN ALTRO COMMENTO E GLI APPROFONDIMENTI

18 ottobre. San Luca Evangelista



αποφθεγμα Apoftegma

Frate lupo, tu fai molti danni in queste parti, e hai fatti grandi malifici,
guastando e uccidendo le creature di Dio sanza Sua licenza,
e hai avuto ardire d'uccidere uomini fatti alla immagine di Dio;
per la qual cosa tu se'degno delle forche come ladro e omicida pessimo;
e ogni gente grida e mormora di te, e tutta questa terra t'è nemica.
Ma io voglio, frate lupo, far la pace fra te e costoro,
sicchè tu non gli offenda più, ed eglino ti perdonino ogni passata offesa,
e nè li uomini nè li cani ti perseguitino più.
Imperò che io so bene che per la fame tu hai fatto ogni male...

Fioretti di San Francesco






AGNELLI NELL'AGNELLO

Dobbiamo accettare il fatto che Cristo è il Servo di Jahvè, 
il Servo sofferente che porta su di sé i peccati dell'umanità. 
La Chiesa, che lo ha incontrato resuscitato, 
lo dà al mondo attraverso la stoltezza della predicazione: 
Costui, che per un poco di tempo vediamo coperto di ignominia, 
tornerà come il "Figlio dell'Uomo" sulle nubi del cielo con potere e gloria grande. 
Portiamo la sua debolezza e la sua ignominia, 
completando nel nostro corpo quello che manc
alla sua passione in questa generazione. 
Cacciamo via la tentazione del potere, 
perché è la debolezza di Dio quella che ci converte, 
quella che salva il mondo. 
Noi predichiamo Cristo e questi crocifisso. 
Mentre gli uomini si divorano l'un l'altro e uccidono... 
La Chiesa porta i peccati con Cristo sulla croce, 
non li distrugge con la spada. 
Anche se a volte la tentazione totalitaria è molto forte, 
è sempre una menzogna, è sempre una tentazione. 
Cristo è morto senza armi sopra una croce, senza giudicare, perdonando. 
Quelli che hanno ricevuto del suo Spirito fanno sempre questa stessa cosa. 
Non lasciamoci ingannare.

KIKO ARGÜELLO





L'ANNUNCIO

Dopo questi fatti il Signore designò altri settantadue discepoli e li inviò a due a due avanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.
Diceva loro: «La messe è molta, ma gli operai sono pochi. Pregate dunque il padrone della messe perché mandi operai per la sua messe.
Andate: ecco io vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né bisaccia, né sandali e non salutate nessuno lungo la strada.
In qualunque casa entriate, prima dite: Pace a questa casa.
Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi.
Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché l'operaio è degno della sua mercede. Non passate di casa in casa.
Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà messo dinanzi, curate i malati che vi si trovano, e dite loro: Si è avvicinato a voi il regno di Dio.
(Dal Vangelo secondo Luca 10,1-9)






COME PECORE CHE SI OFFRONO PER SAZIARE CON L'AMORE DI CRISTO I LUPI CHE CONOSCONO SOLO L'INGANNO DEL DEMONIO


SINTESI

Il mondo muore di fame. In «ogni città e luogo» tutti hanno un urgente bisogno dei discepoli del Signore, come i «lupi» che si aggirano famelici in cerca di cibo, hanno bisogno degli agnelli. Il mondo giace nelle tenebre del peccato, le persone che incontriamo ogni giorno sono lupi affamati, sui loro denti cola la concupiscenza; stanno divorando famiglia, figli, chiunque, anche la propria vita, pur di saziare il vuoto e la solitudine. Solo un «Agnello sgozzato» che si offre mite può saziarli, solo un amore come il suo che arriva «sino alla fine», lì dove si fanno insopportabili i crampi della fame. Ambasciatori «inviati avanti» all'Agnello, i discepoli non possono che essere agnelli, miti e indifesi come Lui, «senza borsa, né bisaccia e calzari». La Chiesa, erede dei «72» anziani collaboratori di Mosè, adempie alla sua missione nel «deserto» del mondo con la sola sapienza della Croce, proprio quella che nessun «piano pastorale», purtroppo, prevede. Ben fondati sulla Croce che ci ha salvati, siamo inviati anche noi ad offrirci «come agnelli in mezzo ai lupi». I fidanzati come agnelli alle proprie fidanzate, per spegnere nel dono, nel rispetto e nel sacrificio gli ardori della lussuria; i genitori come agnelli alle ribellioni e all’immaturità dei propri figli, per educarli trasmettendo loro la fede nella verità e nella misericordia. E così gli sposi l'uno all'altro, i professori agli studenti, i pastori al gregge. Siamo inviati a «curare» i colleghi, gli amici, i parenti «malati», spingendoci con amore sino alla soglia delle loro «case», a quei frammenti di vita dove la paura della morte li spinge a farsi lupi; sin dentro le loro «città», per «mangiare» e prendere su di noi il dolore «che ci è messo dinanzi», senza giudicare, perché «il Medico è venuto dai malati, per guarirli mangiando con loro» (San Pietro Crisologo). Come «paraninfi» siamo inviati a cercare i «figli della Pace» e condurli al Principe della Pace loro legittimo Sposo. Come a Gubbio quel giorno San Francesco si fece capire dal lupo con parole di misericordia che seppero ammansirlo, così con il nostro annuncio e nella nostra vita si fa «vicino» ad ogni uomo il «Regno di Dio», dove Cristo sazia del suo amore la fame di tutti.


---- Il mondo muore di fame. In «ogni città e luogo» tutti hanno un urgente bisogno dei discepoli del Signore, come i «lupi» che si aggirano famelici in cerca di cibo, hanno bisogno degli agnelli. Il mondo giace nelle tenebre del peccato, le persone che incontriamo ogni giorno sono lupi affamati, sui loro denti cola la concupiscenza; stanno divorando famiglia, figli, chiunque, anche la propria vita, pur di saziare il vuoto e la solitudine. Solo un «Agnello sgozzato» che si offre mite può saziarli, solo un amore come il suo che arriva «sino alla fine», lì dove si fanno insopportabili i crampi della fame. Anche noi, ogni giorno, siamo nutriti dall'Agnello immolato per la nostra salvezza; "ecco l'Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo": così, prima di partecipare alla beatitudine del banchetto eucaristico, il presbitero ci mostra e annuncia l'amore che ci salva. E ci salva in quel momento: possiamo alzare gli occhi e contemplarlo, come il Popolo di Israele ha fissato il serpente di bronzo, come i Popoli hanno guardato a Colui che hanno trafitto, e sono stati salvati. 



Così oggi saremo salvati dal giudizio che ci ha chiuso al fratello, dall'egoismo e dall'invidia, dall'avarizia e dalla gelosia. Ambasciatori «inviati avanti» all'Agnello, i discepoli non possono che essere agnelli, miti e indifesi come Lui, «senza borsa, né bisaccia e calzari». Ogni discepolo appare sulla soglia del giorno e della storia come gli "operai" dell'Agnello: quando ci svegliamo il Signore ci invia e ci presenta a nostro marito e a nostra moglie, ai figli e ai colleghi, ai parenti e a chiunque incontreremo al mercato o sulla metropolitana, ai compagni di scola, ai professori e al fidanzato, dicendo: "Ecco l'Agnello di Dio".... Siamo stati salvati, lo abbiamo mangiato tante volte, ci ha saziati, e siamo stati trasformati in Lui. Per questo anche oggi il Padre svela suo Figlio in noi, agnelli inviati ai lupi, al marito che è famelico, come la moglie, come tutti: homo homini lupi diceva Plauto, e lo sperimentiamo ogni giorno, sino a quando qualcuno - tu ed io - non sono trasformati, per Grazia, in piccoli, umili e indifesi agnellini... Ma sono "pochi" gli operai che hanno accolto la Grazia di vivere come gli ultimi, ogni giorno come pecore da macello. "Operai" che chiedono giustizia, che predicano se stessi e la propria carne affamata come quella del mondo, ve ne sono molti, troppi. Credono di sfamare e contribuire a un mondo migliore, e invece generano mostri, una miriade di uomini vecchi ingrassati a dovere, pieni di concupiscenze e di desideri inappagati. 

Preti, suore, padri e madri, il mondo è pieno di "operai" incapaci di andare nella "messe" di Gesù; lo diceva già San Gregorio Magno, un Papa modernissimo: "Di questa scarsità non possiamo parlare senza profonda tristezza, poiché vi sono persone che ascolterebbero la buona parola, ma mancano i predicatori. Ecco, il mondo è pieno di sacerdoti, e tuttavia si trova assai di rado chi lavora nella messe del Signore. Ci siamo assunti l'ufficio sacerdotale, ma non compiamo le opere che l'ufficio comporta". "Operai" come tu ed io, intenti a girare al largo dal Calvario autentico di questa generazione. Entriamo, invece, senza il vero antidoto che è il kerygma, l'annuncio del Vangelo che ha il potere di donare la fede a chi ascolta. 




La Chiesa è inviata a precedere profeticamente gli uomini, ad aprire nel mondo il cammino, l'unico autentico, alla vita, alla felicità, alla pienezza: "Il Signore infatti segue i suoi predicatori, perché la predicazione giunge prima, e solo allora il Signore viene ad abitare nella nostra anima, quando lo hanno preceduto le parole dell'annunzio, attraverso le quali la verità è accolta nella mente… Noi dunque spianiamo la strada a colui che sale «sul tramonto» quando predichiamo alle vostre menti la sua gloria; perché, venendo poi egli stesso, le illumini con la presenza del suo amore" (San Gregorio Magno). Gli apostoli annunciano una Buona Notizia che il mondo non conosce. Sono inviati ad annunciare la "Pace" esattamente come ha fatto Gesù con loro: a passare attraverso le porte sprangate dell'ideologia, della cultura mondana, e mostrare le sue piaghe gloriose, perché chi non conosce Cristo e il potere della sua risurrezione, ha paura di morire! Per questo tutti pecchiamo, e non c'è differenza tra Giudei e pagani, tra noi che frequentiamo la Chiesa e quelli che le sono ostili; lo scriveva San Paolo, per aprire il cuore di tutti alla stoltezza della predicazione. 

Siamo chiamati ad avere lo stesso sguardo di Dio fatto carne negli occhi di suo Figlio: gli uomini sono schiavi del demonio che li lega a sé con le catene della paura della morte. Gli "operai" sono inviati a liberarli, a caricarseli sulle spalle, e a riportarli con amore all'ovile. La Chiesa è un sacramento di salvezza, un segno del Cielo che risplende nella bellezza della comunione e dell'unità tra i fratelli. E' la primizia della Gerusalemme celeste annunciata nella concretezza della Gerusalemme terrestre. Per questo gli apostoli annunciano la "Pace" aprendo le comunità cristiane come tante piccole "Gerusalemme", tante "città della Pace", perché tutti possano esservi accolti senza essere giudicati, senza che nulla sia esigito, nella misericordia di cui parla sempre Papa Francesco. E misericordia significa viscere di madre, che si commuovono per chi ha lacerato il suo matrimonio ferendo i figli; per chi è così ingannato da credere d'essere dio e potersi scegliere identità e genere sessuale, lasciando libertà ai propri impulsi carnali. Per gli assassini e i ladri, i corrotti e i corruttori, per i peccatori, le pecore perdute di ogni generazione. Per loro esiste la Chiesa, come un "ospedale da campo" dove possono essere salvati al pronto soccorso, e poi, piano piano, secondo la sapienza amorevole del magistero, possono imparare a non peccare più sperimentando la vittoria di Cristo sulla morte e la sua paura. La Chiesa è per il mondo una comunità che accoglie e gesta le persone, perché il Signore possa estirpare dal cuore la radice velenosa che produce i frutti avvelenati che appaiono nel mondo.



Buon Samaritano
Per questo gli apostoli vanno in cerca degli uomini feriti dai briganti per riportarli alla locanda, senza l'ipocrita saccenza dei dottori della legge e dei farisei, ma con la tenerezza e la compassione di chi sa d'essere stato ferito prima di loro, samaritani anch'essi salvati da Cristo che s'è fatto peccato per perdonare ogni peccatore. Come San Luca, che ha ascoltato la testimonianza di chi il Signore l'aveva visto risorto, e ha saputo dipingere, come un'icona, la Buona Notizia, il Vangelo della misericordia e della gioia che oggi salva noi. Le varie situazioni in cui si trova la società non costituiscono immediatamente la "messe" di Dio. Sono le conseguenze di una malattia molto più profonda, quella del peccato, la vera schiavitù che impedisce di perdonare un marito violento, di aprirsi alla vita, di essere casti e non attaccati al denaro, al prestigio e al potere. Quando dice che "sono pochi", il Signore pensa ad "operai" capaci di esorcizzare i "malati" che sono la "grande messe" di ogni generazione. Persone non strutture; uomini feriti dal demonio, da cercare e perderci la vita, come ha fatto il Buon Samaritano che non ha perso tempo per inseguire i briganti, e nemmeno i religiosi che erano passati oltre indifferenti, ma si è chinato sulle ferite dell'uomo che giaceva mezzo morto. La "messe" è colui che ti è accanto oggi, che sta divorziando o lo ha già fatto, la donna che vuole abortire o lo ha già fatto, non le leggi, non le filosofie e le culture. Sono "pochi" questi "operai", perché "pochi" credono che l'origine della sofferenza sia il peccato e il demonio suo padre. Perché "pochi", anche tra i Vescovi e i preti, lo hanno sperimentato... Credono che sia l'esterno a dover essere evangelizzato, e siccome non si può predicare a un decreto legge, si scende al suo livello, e si cominciano a usare la sapienza mondana, i metodi copiati dalla società, con le stesse parole e gli identici slogan. E che fallimenti, quando si veste la Chiesa come il mondo, con la trasparenza, la tolleranza zero, la solidarietà e l'equità. E l'annuncio del vangelo? Neanche l'ombra nelle conferenze stampa, in tante lettere pastorali... Pochissimi sono quelli che credono al potere della povera e stolta predicazione della Croce. San Paolo è chiuso negli obitori degli esegeti che si occupano di necrologia biblica, o nelle stanze delle parrocchie dove si tengono corsi biblici che non incidono sulla vita dei cristiani; quanti esegeti, o teologi, o cristiani, dopo essersi immersi nelle sue lettere, entrano nella storia reale come San Paolo, che affermava di conoscere e annunciare solo Cristo crocifisso? 

E noi? A casa, ieri sera con nostro marito che voleva unirsi e lo abbiamo rifiutato? E stamattina con il muso di nostro figlio, o due giorni fa con l'imbroglio del collega? Abbiamo annunciato e assunto la Croce o la giustizia del mondo? Per questo occorre "pregare il Padrone della messe" - l'unico che la conosce bene perché l'ha creata Lui, libera e vulnerabile - perché "mandi operai" veri a portare e annunciare il regno di Dio capace di distruggere quello del demonio. Occorre pregare perché oggi, e ogni giorno, il Padre ci invii di nuovo in missione; chiediamogli di liberarci da noi stessi e dai nostri criteri mondani perché, senza i ricorsi psicologici e politici, ideologici e pedagogici, lasciamo a casa "borsa e denari" e, impugnando solo la sapienza della Croce e il Vangelo, con zelo ci infiliamo nei luoghi della nostra vita per annunciare Cristo e Cristo crocifisso. Solo così la Chiesa, erede dei «72» anziani collaboratori di Mosè, potrà adempiere alla sua missione nel «deserto» del mondo: con la sola sapienza della Croce saprà dirimere le cause insinuate dalla malizia del demonio, perché le persone raggiunte dal Vangelo sappiano deporre le armi e riconciliarsi, nella "Pace" del Signore vittorioso sulla morte. "Operai" così nessun «piano pastorale», purtroppo, li prevede.

Ben fondati sulla Croce che ci ha salvati, siamo allora inviati anche noi ad offrirci «come agnelli in mezzo ai lupi», perché appaia compiuta nel mondo la profezia di Isaia: "Il lupo dimorerà con l'agnello". Ogni lupo può dimorare nell'ovile di
 Cristo, l'agnello muto di fronte ai suoi macellai: nella Chiesa gli agnellini ammansiscono i lupi offrendosi in cibo per loro. L'amore soprannaturale che perdona e si carica dei peccati degli altri fa della terra un' enclave del Cielo. I fidanzati come agnelli alle proprie fidanzate, per spegnere nel dono, nel rispetto e nel sacrificio gli ardori della lussuria; i genitori come agnelli alle ribellioni e all’immaturità dei propri figli, per educarli trasmettendo loro la fede nella verità e nella misericordia. E così gli sposi l'uno all'altro, i professori agli studenti, i pastori al gregge. Siamo inviati a «curare» i colleghi, gli amici, i parenti «malati», spingendoci con amore sino alla soglia delle loro «case», a quei frammenti di vita dove la paura della morte li spinge a farsi lupi; sin dentro le loro «città», per «mangiare» e prendere su di noi il dolore «che ci è messo dinanzi»; senza giudicare, perché «il Medico è venuto dai malati, per guarirli mangiando con loro» (San Pietro Crisologo). 






Come «paraninfi» siamo inviati a cercare i «figli della Pace» e condurli al Principe della Pace loro legittimo Sposo. Come a Gubbio quel giorno San Francesco si fece capire dal lupo con parole di misericordia che seppero ammansirlo, così con il nostro annuncio e nella nostra vita si fa «vicino» ad ogni uomo il «Regno di Dio», dove Cristo sazia del suo amore la fame di tutti. E dove c'è il Regno celeste non resta sui piedi neanche un po' di "polvere" della terra: essa è trasfigurata, come la storia di coloro che hanno accolto il Vangelo. Per chi, invece, lo rifiuta, la terra e la vita resteranno la povera cosa che si avvia alla corruzione. 

La "testimonianza" autentica e nella verità che illumina il destino per il quale è stato creato ogni uomo apre il cammino alla libera adesione all'annuncio, anche di chi oggi lo rifiuterà. "Operai" che dissimulano e truccano le carte non sono quelli inviati dal "Padrone" della messe. Sono ladri che non hanno a cuore nessun uomo perché non desiderano per nessuno il destino celeste. Desiderare e attuare solo per alleviare un po' di dolore oggi non è amore: spingere verso divorzio e aborto, decodificando la realtà con i parametri di un lassismo buonista che per tutto prepara un'eutanasia scacciapensieri, è odiare le persone, ingannandole. Ma no, il Signore ama davvero ogni uomo, e invia noi, gli "operai" crocifissi che annunceranno la Buona Notizia della Croce, scandalo e stoltezza che nella Chiesa diviene sapienza e vittoria, per strappare dalla morte chi oggi incontreremo.






αποφθεγμα Apoftegma



Frate lupo, tu fai molti danni in queste parti, e hai fatti grandi malifici,
guastando e uccidendo le creature di Dio sanza Sua licenza,
e hai avuto ardire d'uccidere uomini fatti alla immagine di Dio;
per la qual cosa tu se'degno delle forche come ladro e omicida pessimo;
e ogni gente grida e mormora di te, e tutta questa terra t'è nemica.
Ma io voglio, frate lupo, far la pace fra te e costoro,
sicchè tu non gli offenda più, ed eglino ti perdonino ogni passata offesa,
e nè li uomini nè li cani ti perseguitino più.
Imperò che io so bene che per la fame tu hai fatto ogni male...

Fioretti di San Francesco


Dobbiamo accettare il fatto che Cristo è il Servo di Jahvè, 
il Servo sofferente che porta su di sé i peccati dell'umanità. 
La Chiesa, che lo ha incontrato resuscitato, 
lo dà al mondo attraverso la stoltezza della predicazione: 
Costui, che per un poco di tempo vediamo coperto di ignominia, 
tornerà come il "Figlio dell'Uomo" sulle nubi del cielo con potere e gloria grande.
Portiamo la sua debolezza e la sua ignominia, 

completando nel nostro corpo quello che manc
alla sua passione in questa generazione. 
Cacciamo via la tentazione del potere, 
perché è la debolezza di Dio quella che ci converte, 
quella che salva il mondo. 
Noi predichiamo Cristo e questi crocifisso. 
Mentre gli uomini si divorano l'un l'altro e uccidono... 
La Chiesa porta i peccati con Cristo sulla croce, 
non li distrugge con la spada. 
Anche se a volte la tentazione totalitaria è molto forte, 
è sempre una menzogna, è sempre una tentazione. 
Cristo è morto senza armi sopra una croce, senza giudicare, perdonando. 
Quelli che hanno ricevuto del suo Spirito 
fanno sempre questa stessa cosa. 
Non lasciamoci ingannare.

KIKO ARGÜELLO